Il regista di Jeeg Robot: giù le mani dal mio eroe, non è di sinistra

Il pieno di premi conquistati (sette David di Donatello) consacra Lo chiamavano Jeeg Robot film dell’anno. E sul supereroe per caso interpretato da Claudio Santamaria, dopo il poderoso ingresso nell’immaginario giovanile e non, si allunga l’ombra delle vecchie etichette. Dice al Corriere il regista Gabriele Mainetti, 39 anni, che nella storia ha creduto e per la quale si è battuto finendo col prodursi da solo un film in cui inzialmente non credeva nessuno: “Il riscatto è un veicolo emotivo per chiunque: contro la malattia, nell’ambito lavorativo… Jeeg Robot è diventato la bandiera contro la chiusura degli spazi sociali, contro i vessati da Equitalia. Il mio film non è né di destra né di sinistra, è di tutti, e non di pochi. La politica non conta, conta semmai l’etica”. Giù le mani dal Jeeg Robot di Tor Bella Monaca, allora. Giù le mani della sinistra, in particolare. Quella sinistra che con Renzi guarda ormai agli hipster sgomitoni e con Fausto Bertinotti guarda al popolo ciellino… Certo, restano i centri sociali: non è un caso che una gigantografia di Jeeg Robot sia apparsa in testa al corteo dei disobbedienti del 19 marzo scorso e che sia stato usato anche dall’ex capogruppo capitolino di Sel, Gianluca Peciola, e dalle associazioni “Roma Futura” e “Radici”, per protestare contro Equitalia. Il mondo dell’immaginario è così: ricicla e strumentalizza. Ma il protagonista del film non è un ribelle, è un qualunquista. Non si accorge nemmeno del degrado che lo circonda né vuole cambiarlo. La gente non gli interessa. La sua solitudine coincide con lo squallore della sua casa. Nulla è positivo in lui prima della trasformazione in gigante buono semmai anarchico più che di sinistra. Un gigante che proprio in virtù della sua libertà può prestare volto e nome a tante battaglie, a sinistra come a destra.

Poi, ci sono i critici. Quelli che approvano, come Mariarosa Mancuso sul Foglio: i David di Donatello quest’anno sono talmente giusti che non sembrano veri. E quelli che disapprovano. Tra i più geniali di questa seconda categoria c’è Fulvio Abbate che giudica i nuovi attori del cinema italiano (compreso Santamaria-Jeeg Robot) incapaci di elevarsi dal livello della “grigliata a Ventotene”, attori che sembrano reclutati  in una trattoria trasteverina…  Allora viene un dubbio: non sarà che Jeeg Robot piace per la sua normalità più che per il suo eroismo “indotto”? Il dibattito è appena all’inizio.