Petrolio, la Guidi si difende ma Renzi ora trema davvero: sfiducia in arrivo?

«Caro direttore, sento l’esigenza di scrivere per chiarire alcuni punti e per sottolineare alcuni dati, che nella polemica politica sono stati strumentalizzati e deformati. La polemica nasce da una telefonata a colui che considero a tutti gli effetti mio marito, nella quale lo informavo di un provvedimento parlamentare di portata nazionale. In particolare, gli davo una notizia nota. Insomma, nessuno ha rivelato segreti di Stato. Qualcuno ha gridato allo scandalo, al ministro che favorisce il marito. Non è vero. Io rivendico l’importanza di quella norma per il Paese». Con una accorata lettera  l’ex ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, si difende con il coltetto tra i denti affidandosi al Corriere della Sera. Guidi vuole entrare “nel merito” chiarendo anche che “nella telefonata lo informavo di un emendamento che avrebbe consentito di accelerare i processi autorizzativi di molte opere strategiche, tra cui il cosiddetto progetto Tempa Rossa di Taranto, bloccato da anni. La società di mio marito, invece, operava come subappaltatrice in Basilicata per un lavoro che nulla aveva a che vedere con lo sviluppo del progetto di Taranto e risaliva ad epoca precedente a quella in cui sono stata nominata ministro”. «Rivendico l’importanza di quella norma per il Paese – ribadisce quindi -. Come sappiamo, uno dei problemi dell’Italia è la costante necessità di acquistare dall’estero le risorse energetiche di cui abbiamo bisogno, in questo contesto una serie di grandi imprese hanno deciso di investire miliardi di euro per estrarre petrolio e gas naturale in Italia e di farlo, peraltro, al Sud. È un settore che il governo ritiene strategico e che comporta la creazione di posti di lavoro e di un indotto importante. Insomma – aggiunge -, non era necessario un mio speciale interessamento per mandare avanti una norma così importante. E comunque, dopo che è stata approvata, non abbiamo attivato i poteri sostitutivi che la legge ci conferiva». Tuttavia, Guidi sottolinea anche come la sua, relativamente alle dimissioni, sia stata anche “una scelta umana, che mi costa, ma che ritengo doverosa per i miei principi che hanno ispirato sempre la mia vita”.

Guidi e Renzi, una sfiducia in arrivo

Intanto, in Parlamento, iniziano le grandi manovre per provare a mandare a casa il governo Renzi, coinvolto fino al collo nell’affaire-petrolio anche per effetto del ruolo della Boschi. I Cinquestelle studiano una mozione di fiducia alla quale potrebbero unirsi anche tutte le altre forze di opposizione. soprattutto al Senato, dove i numeri sono esigui e ballerini. E Renzi, ora, inizia a tremare, anche se ostenta sicurezza: «La disponibilità immediata di Guidi ad un passo indietro ha gettato nel panico le varie opposizioni che a quel punto non sapendo che fare hanno iniziato ad urlare ancora più forte chiedendo le dimissioni dell’intero governo, responsabile non si sa bene di cosa. E presentando l’ennesima mozione di sfiducia. Andremo in Parlamento, spero prima possibile. E ancora una volta il Parlamento potrà mandarci a casa, se vorrà. Ma non credo succederà neanche stavolta», scrive il premier nella sua eNews, sull’inchiesta petrolio. Da lunedì inizia la battaglia.