“Perché tè dovrei da’ er voto?”: la domanda che tormenta Giachetti

Si apre una porta ed esce Daniele Palmisano, responsabile organizzazione: «L’atmosfera è moscia, lo vedo. Ma la campagna elettorale, di fatto, sta cominciando m queste ore…». Poi, in fondo al corridoio, compare Roberto Giachetti. Viene avanti sorridendo, fresco, di buonissimo umore: físicamente, plasticamente assai distante dai miasmi del suo partito. Appoggia le spalle al muro (attacca lui). «Sa cosa dovete farci con i sondaggi?». Cosa? «Buttarli nel cestino. Perché se davvero, come sembra, Berlusconi molla Bertolaso e porta FI sulla Meloni, allora la partita diventa a tre: tra me, Giorgia e la Raggi. La scena cambia radicalmente: e con alcune variabili che possono risultare decisive», spiega al “Corriere della Sera“.

Giachetti: “E’ corsa a tre con la Meloni e la Raggi”

Le spieghi. «Primo: con uno scenario cosi, i voti moderati di Marchini che fine faranno? Secondo: tutti gli osservatori sono concordi nel dire che la Raggi ha raggiunto il suo picco. Mentre per me, adesso, inizia la campagna elettorale di tutti i candidati delle sette liste che mi sostengono: può essere un impulso forte, no?». Ragionamento condivisibile: anche se restando ai sondaggi attuali.. «Bah! Quello attribuito alla Ghisleri, che mi dava addirittura terzo, è stato smentito dalla Ghisleri stessa. La forbice vera, fra me e la Raggi, è tra il 1% e il 3%. Ma lei lo sa come funziona con i sondaggi, no?».

Giachetti: “Marino ha lasciato una città stravolta…”

Il suo vero problema, comunque, non sono i sondaggi. «Ah no?». No. «E qual è?». È il Pd. Lo sa anche lei. «Ho scalato la montagna. Quando sono partito ero al 15%, adesso sono al 26%. Faccio iniziative, incontro cittadini: le cicatrici provocate da Mafia Capitale ancora sanguinano. Marino ha lasciato una città stravolta… il Pd, si, ha purtroppo un’immagine opaca. La gente, all’inizio, mi guardava e mi chiedeva: perché tè dovrei da’ er voto?».