Papa Francesco arriva a Lesbo mentre l’Europa paga il pizzo a Erdogan

Papa Francesco è arrivato a Lesbo. Ed è subito festa sull’isola greca della disperazione. Speranza e frenesia. Con tanti disgraziati che magari credono che la loro situazione da adesso, grazie a Sua Santità, possa cambiare. Arriva il Papa mentre l’Europa è assente. Inesistente. Buona solo a pagare il pizzo ai turchi di Erdogan per bloccare il flusso di questi disperati. Al campo profughi di Mori, cuore della visita, Papa Francesco accompagnato dal Patriarca Bartolomeo e dell’Arcivescovo ortodosso di Atene Hieronimos si è subito messo a stringere le mani a tutti i profughi, baciare i bambini e sorridere a ciascuno. Insomma, fa il Papa. E suscita grande gioia tra i profughi. Slogan inneggiano alla sua presenza. Tanti i bambini alle transenne che vogliono incontrare e toccare il Papa. Qualcuno scatta foto, altri lasciano lettere, messaggi. I primi ad essere salutati dal Papa sono stati i ragazzi soli che hanno perso i genitori durante la guerra, in particolare in Siria, circa 150 minorenni di varie età, dagli otto ai 16 anni. Quindi le donne sole che hanno perso i mariti: alcune hanno affrontato il viaggio verso l’Europa anche con quattro o cinque figli. Papa Francesco saluta poi i gruppi familiari.

I tre leader religiosi attraversano il cortile dedicato alla registrazione dei profughi fino a raggiungere la grande tenda dove salutano individualmente circa 250 richiedenti asilo, tra cui ancora gruppi familiari e tanti bambini. Durante la visita al campo profughi di Moria, salutando ad uno ad uno i richiedenti asilo nel tendone, papa Francesco riceve anche dei disegni dai bambini. “Mi raccomando, bisogna conservarlo, che non si perda, lo voglio sulla mia scrivania”, dice ai suoi collaboratori consegnandogli i disegni. “E’ quello che hanno visto?”, chiede Papa Francesco al sacerdote e agli operatori che gli fanno da interpreti. Poi, sempre al suo staff, a proposito dei disegni: “Questi vorrei farli vedere sull’aereo, durante la conferenza stampa”.  Un profugo del campo di Moria si è gettato ai piedi del Papa piangendo e gridando. In inglese gli ha chiesto più volte: “Per favore, padre, mi benedica”. Il Papa lo ha benedetto, accarezzato e tranquillizzato. Tanti i bambini presenti al Campo profughi di Moria. Il pontefice si ferma a lungo a parlare e sorridere con tutti quelli che può. Ad un piccolo che gli porgeva un disegno ha chiesto spiegazioni sui soggetti ritratti: “Questi due siamo io e te?”, ha chiesto il Papa. E il bambino contento ha annuito. Chissà se lo sarà anche domani.