Panama papers, l’ira di Cameron: il premier lancia una dura controffensiva

Il premier britannico David Cameron lancia la sua controffensiva: ha definito alla Camera dei Comuni «offensive e profondamente false» le accuse contro suo padre nella bufera sui Panama Papers. «Ho venduto le quote del fondo Blairmore prima di diventare primo ministro perché volevo evitare un conflitto di interessi», ha detto ancora il premier britannico riferendo alla Camera dei Comuni sul suo coinvolgimento nello scandalo dei Panama Papers e i suoi interessi nella società offshore creata dal padre Ian Cameron. Inoltre, l’esponente conservatore ha sottolineato che «non ha precedenti ma è stata necessaria la pubblicazione delle mie dichiarazioni dei redditi», ha aggiunto auspicando che facciano lo stesso gli aspiranti primi ministri e i cancellieri dello Scacchiere ma non tutti i deputati, dato che per loro c’è già un efficiente sistema di controllo. David Cameron alla Camera dei Comuni ha poi promesso una vigorosa azione del governo nel contrastare l’evasione fiscale internazionale. Fra queste, una legge per punire penalmente chi facilita l’evasione e un accordo per una maggiore trasparenza con alcuni territori d’oltremare britannici, che operano come paradisi offshore.

Cameron promette più misure contro l’evasione

Sale comunque la pressione mediatica e politica anche sul cancelliere dello Scacchiere britannico, George Osborne, affinché pubblichi le sue dichiarazioni dei redditi, come già fatto dal premier e da molti altri deputati nelle ultime ore dopo lo scandalo dei Panama Papers. Un portavoce di Downing Street è sembrato dello stesso avviso, come sottolineano i media del Regno, affermando che «premier, aspiranti primi ministri e cancellieri dello Scacchiere devono mostrare più trasparenza con il rendere pubbliche le informazioni sulle loro tasse». E nella corsa a rivelare introiti e fortune è in pole position la leader scozzese Nicola Sturgeon, che oggi ha pubblicato le sue dichiarazioni dei redditi (nel 2014-15 ha guadagnato 104 mila sterline e ne ha pagate 31 mila in tasse) e molti deputati si apprestano a farlo. I più vulnerabili su questo fronte appaiono i Tory che, secondo il Sunday Times, stanno cercando di salvare la stagione da premier di Cameron, colpito dallo scandalo e da un calo di popolarità. Ci dovrebbe essere un “rimpasto della riconciliazione” dopo il referendum sulla Brexit, che vede il partito diviso in due schieramenti pro e contro Ue. Due “pezzi da novanta” della campagna euroscettica riceverebbero incarichi molto importanti: a Boris Johnson, sindaco di Londra uscente, andrebbe un ministero chiave e si parla di una nomina a vice premier per Michael Gove, attuale ministro della Giustizia. Ma la strada fino al voto del 23 giugno appare lunga.