Panama papers: eccola, la nuova inchiesta di distrazione di massa

Panama papers: si chiama così la nuova inchiesta di distrazione di massa. Si, distrazione. Perchè adesso tutti ne parleranno. Tutti si domanderanno e tutti spiegheranno. Panama papers dovrebbe essere una inchiesta giornalistica. Che però dell’inchiesta ha poco. In pratica, c’è un consorzio di cronisti indipendenti, guidati da alcuni reporter statunitensi, che acquisiscono (come?) dei file di una o più società di intermediazione finanziaria operanti a Panama, ne spulciano e ne decrittano i contenuti, i nomi, i cognomi, le cifre che poi rendono pubblici alla grande platea mondiale. Ed è subito scandalo. Con tutti intenti ad ululare alla luna. I conti offshore dei potenti resi pubblici. Ecco i denari inguattati da politici, imprenditori, artisti, sportivi. Non di tutti, ovvio. Ma di quelli che di Panama papers si sarebbero serviti. Perciò, stranamente non ci troverete Berlusconi, ma ci sta sicuramente quel demonio di Vladimir Putin; non lui personalmente, il suo nome infatti non c’è, non l’hanno trovato. Lo si deduce per via dei suoi amici, dei suoi collaboratori e, forse, delle sue donne. Tutti pizzicati coi loro conti correnti. Poco male. Forse il solo modo per il leader russo di godere dell’attenzione dei media occidentali. Quella attenzione e quel tributo che gli è stato negato dopo lo sforzo enorme, in denaro e sangue, profuso per riconsegnare a tutti, anche a quelli che si sbracciano per questo nuovo presunto scandalo, il sito di Palmira patrimonio dell’Umanità devastato dai tagliagole dell’Isis. Deprecate gente, deprecate. Leggete e arrabbiatevi tutti. I cattivi alla fine sono scoperti e voi potrete dormire più tranquilli. Ma siccome tranquillo, come si dice a Roma, è morto e sepolto da tempo, a noi il dubbio ci viene. Panama papers, già così, sembra più un fumetto, una pubblicità per neonati piuttosto che uno scoop. Intanto se decine di file, con milioni di nomi e di dati vengono sottratti c’è sicuramente qualcuno che appunto li sottrare e c’è anche qualcun altro che li smercia. Cosicchè il “chi li sottrae questi dati?” è una ottima domanda alla quale dare una risposta. E poi c’è il perché? che segue ad una incollatura. E per finire: fanno il gioco di qualcuno? Ecco, al lettore distratto o sovrappensiero che in queste ore è investito dall’onda Panama papers consigliamo questo: porsi le tre domande e darsi le risposte. Dopodichè si potrà immergere nel mare dei dati che, supponiamo, i giornali non mancheranno di elargire nei prossimi giorni. E dai quali non emergerà alcun nome americano. Vogliamo scommettere?