Oltraggio a Pasolini: un gesto ignobile, estraneo all’etica della destra

La notizia è di qualche giorno fa e non ha avuto grande risalto ma fa in ogni caso pensare: parliamo del danneggiamento della stele che all’Idroscalo ricorda la morte del poeta e scrittore Pier Paolo Pasolini con annessi insulti (“era un pedofilo”) rivendicati dal gruppo di destra radicale Militia. Un gesto che colpisce perché il rispetto dei morti e della morte (territorio “sacro” in ogni civiltà che si rispetti) è sempre stato un connotato morale, prima che politico, nella tradizione culturale della destra, fin da quando – in nome della necessaria pacificazione – si invocava di non considerare di rango inferiore i morti della cosiddetta “parte sbagliata” o ancora i morti infoibati e più avanti i giovani martiri missini sacrificati sull’altare dell’antifascismo militante. Non a caso, a commento dell’esecrabile azione di Militia, uno storico della filosofia evoliana, Sandro Consolato, segnalava che proprio Julius  Evola, nel lontano 1958, su “ll Conciliatore”, dopo due attacchi al ghetto di Roma compiuti da estremisti, che imbrattarono la lapide a ricordo degli ebrei uccisi alle Ardeatine, parlò di “carattere del gesto, odioso in quanto rivolto contro il ricordo di morti”.

Tuttavia, nel caso di Pier Paolo Pasolini, le considerazioni non possono fermarsi qui, perché la destra avviò negli anni Ottanta un processo di “recupero” del Pasolini “corsaro”, intellettuale inquieto e antisistema, che non poteva più essere considerato – analizzandone attentamente gli scritti e i temi toccati – un’icona del mondo di sinistra o progressista in generale. Ne è prova il bel libro a due mani – firmato da Adalberto Baldoni e dal compianto Gianni Borgna – “Una lunga incomprensione. Pasolini tra destra e sinistra” (Vallecchi, 2010). Qui Baldoni ricostruisce passo dopo passo i “ripensamenti” degli intellettuali di destra – da Gennaro Malgieri a Stenio Solinas – sulla figura di Pasolini fino al convegno su Pasolini del dicembre 1988 che ebbe luogo nella storica sezione missina di Acca Larenzia, promosso dal poeta-militante Lodovico Pace – con il titolo “Ripensare Pasolini… scandalosamente”. Come – scrisse all’epoca Repubblica – i giovani missini si mettono a celebrare Pasolini? Ne nacque un dibattito anche all’interno dello stesso mondo della destra (ospitato dal Secolo diretto all’epoca da Giano Accame)  con l’associazione dei combattenti della Rsi che stilava un comunicato di fuoco contro la la rivalutazione del regista di Salò. Fu il trasgressivo Beppe Niccolai (relatore al convegno “eretico” di Acca Larenzia) a difendere all’epoca quell’ardita operazione di revisionismo: “Abbiamo in comune con Pasolini – affermò – la critica radicale alla società dei consumi”. E, ancor di più, si sottolineò in quegli anni volti al recupero di un intellettuale scomodo il coraggio di Pasolini nel riconoscere, nella seconda metà degli anni Settanta, gli errori compiuti dalla sinistra con la “mostrificazione” dei fascisti: “Ci siamo comportati coi fascisti razzisticamente, li abbiamo subito accettati come rappresentanti inevitabili del Male”. Sono parole del 1974 – scritte sul Corriere della sera –  cui seguiranno quelle, non meno importanti, sulle stragi di Stato troppo frettolosamente addebitato al solito “uomo nero”. Ecco perché Pasolini non meritava l’inutile e ignobile oltraggio.