«Non avranno la mia casa». Ricoverata in ospedale l’ex moglie di Schillaci

«La mia casa non l’avranno mai». Lo aveva promesso in una trasmissione televisiva e ora Rita Bonaccorso, ex moglie del calciatore Totò Schillaci, per evitare lo sfratto esecutivo ha minacciato di aprire il gas per fare esplodere la villa in cui abita e sono vissuti i suoi figli Mattia e Jessica.

L’ex moglie di Schillaci minaccia il suicidio

Il dramma è stato sventato dall’intervento dei carabinieri e dei vigili del fuoco. La casa è stata messa in sicurezza e Rita Bonaccorso è stata accompagnata in ospedale per essere sedata. È una scena che si ripete da qualche tempo, non è la prima volta che l’ex moglie di Schillaci minaccia il suicidio, ma la situazione è precipitata nel giorno in cui si doveva eseguire lo sfratto. La villa è infatti al centro di una vicenda giudiziaria dai contorni paradossali e controversi.

L’odissea giudiziaria

Tutto è cominciato 24 anni fa a Torino dove Schillaci, protagonista dei mondiali del ’90, giocava con la Juventus. Nel 1992 a Rita Bonaccorso un’amica palermitana, Giovanna Giordano, aveva chiesto il favore di andare di tanto in tanto come testimonial nella sua gioielleria (anche se il matrimonio era già andato in crisi, veniva ancora presentata come la moglie di Schillaci). Nel 1994 il negozio è andato in fallimento e sono state avviate dai creditori le procedure esecutive. Una società svizzera, che aveva fornito diamanti e gioielli per 390 milioni di lire, ha chiamato in causa anche la Bonaccorso considerandola socia occulta mentre si faceva strada l’ipotesi che i gioielli non pagati fossero stati sottratti con una rapina simulata. Per la donna è cominciata un’odissea giudiziaria che si è conclusa con la sua condanna, divenuta definitiva nel 2015, a risarcire il fornitore di gioielli Stefan Hafner.

Prima l’asta poi lo sfratto

La casa dove la Bonaccorso vive con i figli Mattia e Jessica è stata messa all’asta. Ma non ci sono stati compratori ed è seguito lo sfratto. La battaglia giudiziaria non è finita. I legali della Bonaccorso hanno chiesto la revisione del processo (la donna non ha mai acquistato direttamente gioielli) e messo in dubbio l’autenticità della firma con cui Stefen Hafner prima di morire ha trasferito il suo credito al figlio Vittorio.