Marchini o Meloni, l’unica certezza è che il centrodestra se la gioca

Vincere a Milano o a Napoli può essere per il centrodestra la partita della vita. Ma è indubbio che sono le elezioni romane per la riconquista del Campidoglio il suo vero esame di maturità, lo spartiacque tra un prima e un dopo. E non in riferimento ad etichette approssimative e fumose tipo moderati, centristi, populisti – per altro mai così confuse come ora – bensì in relazione alla qualità di campagna elettorale che i due centrodestra – quello trainato da Marchini e l’altro guidato dalla Meloni in tandem con Salvini – sapranno offrire ai loro elettori, di certo disorientati dalle mille piroette eseguite da molti dei protagonisti in campo. La nostra è probabilmente una segnalazione intempestiva dal momento che la lacerazione è ancora fresca, ma bisogna ben cominciare per finire l’opera e in ogni caso non è scritto da nessuna parte che la colonna sonora di una separazione debba essere un mix di insulti e piatti rotti. Soprattutto se, come in questo caso, il secondo turno consente di riunificare quel che al primo si è presentato diviso. Certo, è evidente che per i prossimi dieci giorni, e forse più assisteremo ad una sfida all’Ok Corral tra i nostalgici del centro da un lato e i duri e puri dall’altro. Ma sarà sufficiente guardare i due schieramenti per capire in un minuto che questa è solo una caricatura mediatica e che destra e centro sono presenti in entrambi. Solo se prevarrà in tutti tale consapevolezza nulla sarà più come prima e l’attuale scontro fratricida non solo non si trasformerà in un bagno di sangue ma potrà diventare il necessario travaglio da cui nascerà una nuova coalizione, più organizzata e meno provvidenzialista, più radicata sul territorio e meno sensibile ai cerchi magici, più abituata a selezionare per merito che per cooptazione. Marchini e Meloni si combattano pure aspramente e lealmente. Ma senza dimenticare che stanno solo disputando una partita e che la posta in palio, cioè il Campidoglio, sarà assegnata a chi vincerà la finale, cioè il ballottaggio. I due contendenti assumano perciò solenne e pubblico impegno di mutuo soccorso a vantaggio di chi di loro dovesse giungervi. È l’unico modo per dimostrare che il nuovo centrodestra è già adulto. In fondo è solo questo quel che chiede la maggioranza dei romani.