Che melassa presidente Boldrini! Ora a Montecitorio anche la sala delle donne

Una dose d’insulina contro il rischio diabete per ogni dichiarazione di Laura Boldrini. Non se ne può davvero più della melassa che gronda dal politically correct del – pardòn – della presidente della Camera. Ormai ne è la campionessa a livello planetario. Nessuno meglio e più di lei riesce a mettere in fila parole tanto zuccherose e scontate quando conciona su migranti, rom, omosessuali e chi più ne più ne metta. Ma il suo piatto forte, l’argomento dove la fiera Boldrini riesce a dare il meglio di sé raggiungendo vette impensabili di luogomunismo travestito da verità rivoluzionaria sono le donne. Per Nostra Signora di Montecitorio passa proprio per l’ex-sesso debole la palingenesi della società. E come ogni vera rigenerazione anche questa legata all’emancipazione femminile (ancora, ma quanto dura?) passa attraverso le parole. «Il linguaggio è rilevante, denota la struttura di potere, non declinare i ruoli al femminile vuol dire abdicare a un percorso», ha spiegato da par sua la Boldrini davanti alle amministratrici dell’Anci. Capperi, se è vero! Ma, si sa, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria e «se un deputato si rivolge a me come “signor presidente”, lui sarà “signora deputata”», ha avvertito la Presidente con l’aria di una che non le manda certo a dire a quegli onorevoli maschiacci che ancora tentano di resistere all’avanzata del politicamente corretto. Poveri loro che non sanno di rinunciare alle meraviglie lessicale del nuovo corso. «È molto bello sentir dire sindaca e deputata – ha garantito la Boldrini -. Perché non si deve usare il femminile? E non lo capisco se non pensando che è un ostacolo culturale». E c’è da giurare che di fronte a una rivelazione tanto dirompente fatta da una donna di fronte ad altre donne a favore delle donne, l’entusiasmo abbia raggiunto le stelle. Ma è solo l’inizio, perché da consumata giocatrice l’asso pigliatutto la Boldrini lo ha calato solo alla fine del suo rivoluzionario intervento annunciando che presto alla Camera «ci sarà una sala dedicata alle donne: alla prima sindaca, alla prima deputata, alla prima ministra». Quello del gineceo a Montecitorio è effettivamente una scelta coraggiosa e controcorrente. Ma ancora non basta. A che serve intitolare una donna se poi il resto dell’arredo è tutto al maschile? «Ci sono ritratti e busti – ha ammiccato la Presidente -, tutti uomini nessuno dedicato alle donne». Finalmente, era ora. Ma un dubbio ci arrovella: non è che con tanto miele la Boldrini ne stia prenotando uno?