Mediaset con Vivendi contro Netflix e Sky. Pier Silvio: «Accordo forever»

Mediaset e Vivendi: il matrimonio di interessi è cosa fatta. Tant’è che “Per quanto riguarda l’orizzonte temporale” dell’intesa “vi dico forever” ha subito chiosato il vice presidente e ad di Mediaset Pier Silvio Berlusconi. E l’ha fatto proprio al termine del consiglio che ha dato il via libera all’operazione. “Oggi c’è un’intesa assoluta, la volontà è lavorare insieme, creare valore nel mondo dei media” ha concluso il figlio di Berlusconi. Il progetto del resto era già noto e chiaro: diventare “un gigante europeo nei contenuti”, l’unico con radici nei Paesi ‘latini’ e non nel mondo anglosassone, per fare concorrenza a giganti come Netflix e Sky. E’ questo l’ambizioso obiettivo della strategia di Vivendi firmata Vincent Bolloré, che ha scelto l’Italia come suo secondo terreno d’azione, ma con occhi anche sulla Spagna. “Vendendo i loro diritti a Netflix, gli studios americani hanno creato un mostro. Che ora produce le proprie serie e film, Bisogna fare un anti-Netflix, o almeno un’alternativa europea”, argomentava qualche giorno fa a Le Monde una fonte vicina all’operazione, secondo cui combinare produzione e distribuzione con una catena di sinergie è l’opzione migliore. Concretamente, secondo le numerose indiscrezioni riportate dalla stampa transalpina, Vivendi punterebbe a realizzare un sistema su tre livelli, creando una joint venture per la produzionedi contenuti e una dedicata allo sviluppo di una piattaforma per video on demand, e poi avviando cooperazioni con gli operatori di telecomunicazioni per la distribuzione. Sul primo fronte, Vivendi può già contare su contenuti e diritti di trasmissione di Canal + e Mediaset Premium, oltre che su un numero di società di produzione collegate o controllate da StudioCanal, e sull’ultima arrivata in famiglia Banijay Zodiac, produttrice in Francia di numerosi quiz e reality show, di cui il gruppo guidato da Bolloré ha acquisito a fine marzo il 25% con opzioni per salire fino al 49%. Ma anche con le collaborazioni con studios in cui ha ottenuto partecipazioni minoritarie, come Sunny Match TV, società indipendente co-fondata dall’attore britannico Benedict Cumberbatch, o la spagnola Bambu Producciones. L’idea del gruppo francese è che contenuti prodotti in Italia, Francia o Spagna potrebbero suscitare interesse nei grandi mercati non anglofoni, e in particolare negli ampli bacini di pubblico non ancora sfruttati a fondo in Africa e America Latina. Il secondo elemento della strategia di Vivendi è la piattaforma tecnologica, al cui sviluppo dovrebbero contribuire CanalSat, il portale di streaming Dailymotion, acquisito nel 2015, e la filiale tedesca Watchever. Realizzare questo strumento dovrebbe permettere al gruppo, secondo fonti industriali citate dalla stampa francese, di cercare alleanze con altri produttori desiderosi di distribuire contenuti nell’Europa mediterranea, dove Netflix non è ancora così forte. Terzo e ultimo passaggio, gli operatori di telecomunicazione, a cui Vivendi offrirebbe partnership per diventare vettori privilegiati di distribuzione della piattaforma di video on demand. La strategia punta chiaramente a Telecom Italia, ma anche a Telefonica, di cui Vivendi possiede l’1% del capitale, la cui presenza in Sudamerica ha un peso considerevole.