L’Isis fa impennare la spesa per gli armamenti ma l’Italia resta la Cenerentola

La spesa globale per gli armamenti è cresciuta dell’1% nel 2015 rispetto al 2014 a circa 1.700 miliardi di dollari: è quanto emerge da uno studio dell’istituto International Peace Research di Stoccolma, che attribuisce l’incremento – tra l’altro – alla guerra contro l’Isis, alla guerra a guida saudita in Yemen, all’annessione della Crimea da parte della Russia e al sostegno di quest’ultima ai separatisti ucraini. La lista dei Paesi con il maggior budget militare vede gli Stati Uniti al primo posto con 596 miliardi di dollari, seguiti da Cina (215 miliardi) e Arabia Saudita (87,2 miliardi). Tra gli altri Paesi, l’Iraq ha speso 13,1 miliardi di dollari in armamenti nel 2015, oltre il 500% in più rispetto al 2006.

I tagli agli armamenti criticati dagli Usa

«Voglio vedere che tutti gli alleati europei smettano di tagliare le spese militari e questo vale naturalmente anche per l’Italia», aveva dichiarato  il segretario generale della Nato Stoltenberg solo due mesi fa, presentando il Rapporto 2015. Nel Rapporto emergeva che le spese italiane sono lo 0,95% del Pil, lontano dal target del 2% e inoltre, nel 2015, il taglio italiano è stato del 12,4%, il più forte tra i 28 alleati. In Europa solo Grecia (2,46%), Polonia (2,18%), Gran Bretagna (2,07%) ed Estonia (2,04%) superano il target del 2%. Risultano sotto l’obiettivo condiviso la Francia con l’1,80% e l’Italia allo 0,95%. Gli incrementi di spesa più forte nel 2015 rispetto all’anno precedente erano stati quelli di Lituania (+31,9%), Polonia (+21,7%), Slovacchia (+16,6%), Grecia (+10,1%) e Romania (+10,0%). Il taglio più forte era stato quello dell’Italia (-12,4%), seguito da quelli di Albania (-11,8%), Bulgaria (-6,7%), Belgio (-5,8%), Regno Unito (-3,5%), Croazia (-1,0%), Francia (-0,9%). Complessivamente la riduzione delle spese degli alleati europei è stata di -0,3% rispetto al 2014, la più contenuta dal 2009.