L’esercito nigeriano fa strage di civili: 350 bruciati, alcuni dei quali vivi

Oltre 350 persone sono state uccise illegalmente dall’esercito nigeriano e alcune di loro sono state bruciate quando erano ferite, ma ancora vive. È Amnesty International a denunciare l’agghiacciante episodio, avvenuto tra il 12 e il 14 dicembre scorso, dopo uno scontro tra i soldati nigeriani e i membri del Movimento Islamico della Nigeria a Zaria, nello stato di Kaduna. La ricerca di Amnesty si basa su testimonianze e sull’analisi di immagini satellitari che hanno individuato una possibile fossa comune. «Il vero orrore di ciò che è accaduto nel corso quei due giorni a Zaria sta solo ora venendo alla luce. Cadaveri sono stati lasciati disseminati nelle strade e accatastati al di fuori della camera ardente. Alcuni dei feriti sono stati bruciati vivi», ha dichiarato Netsanet Belay, direttore per l’Africa di Amnesty International presentando il Rapporto “Svelare la verità: uccisioni illegali e fosse comuni a Zaria”. Il Rapporto contiene scioccanti testimonianze oculari di uccisioni illegali su vasta scala da parte dei militari nigeriani e riporta di un rozzo tentativo da parte delle autorità di distruggere e nascondere le prove. L’esercito nigeriano, ricordiamo dsi distinse per la durissima repressione contro lo Stato indipendentista nel Biafra (1967-1970) nel corso della quale morirono almeno mezzo milione di persone, in gran parte bambini.

Così l’esercito nigeriano si oppone ai fondamentalisti

Intanto si apprende che i sanguinari terroristi islamici di Boko Haram e l’Isis hanno «rapporti crescenti e legami sempre più profondi»: lo sostiene il generale americano Donald Bolduc, comandante delle operazioni speciali in Africa, in visita nel Ciad, Paese che da tempo è alle prese con un’offensiva della setta nigeriana, che spesso sconfina nei Paesi vicini. Secondo il generale Bolduc, Boko Haram e gli uomini di al Baghdadi chiaramente condividono tattiche, tecniche e procedure terroristiche, dalle complicate imboscate ai complessi attacchi agli alberghi, dalla scelta degli esplosivi alla tecnica delle bombe nascoste lungo le strade. Lo scorso anno i terroristi nigeriani avevano dichiarato la loro sottomissione al “Califfato“, ma il rapporto fra le due enità non è mai stato chiaro. Un legame chiaro, invece, secondo Bolduc, è un indicato da un recente sequestro di armi inviate dalla Libia alla regione del Lago Ciad e destinate a Boko Haram: armi leggere in prevalenza, ma anche mitragliatrici. Secondo il militare americano, sono state chiaramente inviate dall’Isis, che in Libia si sta espandendo strategicamente in Libia, con un occhio rivolto all’Europa, a nord, e uno all’Africa. Bolduc ha definito la regione del Lago Ciad (fra Nigeria, Niger e Ciad e Camerun, la Ground Zero della lotta al terrorismo in Africa. Il Ciad è stato visitato in questi giorni oltre che dal generale Bolduc, anche dall’ambasciatrice americana all’Onu, Samantha Power.