Furono Stalin e Togliatti a perseguitare i gay. Non il fascismo

Poco tempo fa partecipai ad un convegno sulle unioni civili, non tanto perché l’argomento mi interessasse, bensì per solidarietà con gli organizzatori insultati e minacciati, risultando essi non in linea col pensiero unico del momento. Ebbene, così facendo, mi sono guadagnato parecchi paroloni in libertà da parte di quanti sostano pigramente nel giardinetto del politicamente corretto. Mi hanno dato, di passaggio, anche del fascista, la qualcosa se da un lato non mi sfiora, dall’altro, però, mi fornisce il grado della scala Mercalli dell’ignoranza di un certo antifascismo.
Nell’Italia fascista, infatti, non c’è traccia di forsennate repressioni degli omosessuali – a parte la città di Catania – tant’è che nel codice Rocco nulla si dice a proposito di questo che, invece, in Stati liberaldemocratici costituiva grave fattispecie di reato. Per i pochi omosessuali oggetto di repressione –  in 20 anni, 80 in tutto, di cui 42 a Catania –  ma non puniti col carcere, bensì destinati al confino, scatta l’articolo sugli atti contrari alla pubblica decenza. Certo, il fascismo tende a nascondere l’omosessualità e, per non dover ammetterne l’esistenza anche fra i suoi ranghi, evitò di considerarla fenomeno sociale degno di specifica menzione nel codice. Del fascismo, insomma, tutto si può dire salvo che si distinse in maniera particolare nella discriminazione dell’altra sponda.

L’equazione di Togliatti: pederasta uguale antisovietico

I miei detrattori avrebbero, invece, denotato maggiore cultura, se mi avessero tacciato di comunismo o, meglio, di stalinismo-togliattismo. La distinzione è d’obbligo, giacché il bolscevismo, non ancora del tutto stalinizzato, non contempla il reato di omosessualità. E’ solo all’inizio degli anni Trenta che al Cremlino si comincia ad indicare l’omosessualità come pericolo sociale. Il presidente del Presidium, Mikhail I Ivanovič Kalinin inaugura il nuovo corso denunciando tra i peggiori criminali, insieme ai kulaki ed ai controrivoluzionari, i corruttori della sessualità secondo natura. In attesa di un apposito articolo del codice si arrestano e si deportano i  pederasti, allineati ai“corruttori ideologici”, tant’è che nei lager la cura è a base di pillole di Marx ed Engels. In sincronia col decreto Kalinin (1934) che commina fino ad 8 anni di carcere, serve, però, l’utile idiota, che giustifichi la durezza repressiva, equiparando fascismo e pederastia. Chi meglio di Gorkij per dare un tono alto alla guerra al pederasta come imperativo antifascista? «Nei paesi fascisti – scrive il già grande libertario, ormai piegatosi a Stalin -, l’omosessualità, rovina dei giovani, fiorisce impunemente; nel paese  dove il proletariato ha audacemente conquistato il potere, l’omosessualità è stata dichiarata crimine sociale e severamente punita. C’è un aforisma in Germania: Eliminate gli omosessuali ed il fascismo scomparirà». Togliatti, stalinista creativo, importò in Italia, sfottendo Gide, l’altra equazione: pederasta uguale antisovietico.