L’Antimafia vaglierà le liste a Roma. E il processo Mafia Capitale va per le lunghe

La Commissione Antimafia ha intenzione di mettere a punto un lavoro di osservazione delle liste per le amministrative del 5 giugno nei comuni sciolti per mafia, in quelli precedentemente sciolti per mafia e mai tornati a votare per esempio per mancanza di liste (come il comune di Platì) e in alcuni comuni che hanno avuto la commissione d’accesso e sono in commissariamento, come Roma e Brescello. In tutto una decina di Comuni. Lo ha annunciato la presidente della commissione Rosy Bindi: “Si va a votare – ha aggiunto – in molte realtà nelle quali le mafie hanno dimostrato di essere luoghi di insediamento”. Una mossa di cui già si è vantato il candidato del Pd Roberto Giachetti, annunciando che nelle liste in suo appoggio non ci saranno “impresentabili” grazie al vaglio dell’Antimafia. L’operazione liste pulite lanciata dalla commissione presieduta da Bindi ha quindi anche lo scopo, tutto politico, di contrastare la temuta ascesa dei Cinquestelle nella Capitale battendo sul tasto della legalità.

Intanto poco o nulla si sa del processo Mafia Capitale se non che per tutti gli imputati sono stati rinviati al maggio 2019 i termini cautelari: anche se dovessero poi risultare estranei ai fatti a loro addebitati, dunque, dovranno restare in carcere o ai domiciliari per altri due anni. La decisione dei pm di chiedere il blocco dei termini è legata fondamentalmente al fatto che il processo si sta confermando complesso: nelle oltre quaranta udienza svolte fino ad oggi sono stati sentiti, infatti, circa otto rappresentanti delle forze dell’ordine e appena due parti lese. Il processo si presenta ancora molto lungo, con un calendario di udienze dibattimentali che potrebbe protrarsi per i prossimi due anni. “Questa decisione – protestano gli avvocati – colpisce anche coloro che non hanno reati di mafia. Il timore è che questa sospensione dei termini incentiverà ancora di più la lunghezza del processo. Temiamo che neanche tra un anno arriveremo a sentenza. Si vive sospesi”.