La madre surrogata ci ripensa, ma i giudici danno la bimba alla coppia gay

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Un’altra sentenza destinata a far discutere. Mesi di trafila per trovare una madre surrogata, più nove di gestazione, e altri 15 per vedersi riconosciuti padri. E’ successo a una coppia gay formata da uno spagnolo e un americano, la cui piccola Carmen era dal gennaio 2015 in un limbo giudiziario a causa del rifiuto di affidare la bambina da parte della donna thailandese che l’ha messa al mondo. Il motivo? Perché era preoccupata del suo futuro con due genitori dello stesso sesso.

La paura della madre surrogata e la decisione del Tribunale

Il Tribunale per i minori di Bangkok ha posto fine a un caso che si trascinava da oltre un anno, affidando a Manuel Santos e Gordon Lake (entrambi di 41 anni) la piccola partorita dalla madre surrogata, la thailandese Patidta Kusolsang. La donna, dopo aver accettato di “affittare” l’utero, non aveva voluto firmare i documenti che avrebbero concesso l’espatrio della neonata, «preoccupata per l’educazione di Carmen» in quanto Santos e Lake «non formavano una famiglia ordinaria». I due uomini avevano raccontato il loro caso su un sito Internet, chiedendo fondi per le spese giudiziarie e il soggiorno forzato in Thailandia, raccogliendo oltre 30mila euro. Il caso, a detta dei due genitori, era stato una sorpresa. Hanno raccontato che la madre surrogata era a conoscenza del fatto che fossero una coppia, anche se molti hanno dubbi. La vicenda giudiziaria era stata complicata dal fatto che in Thailandia, per quanto le relazioni gay e lesbiche siano ampiamente visibili e di fatto tollerate dalla società, i matrimoni omosessuali non sono riconosciuti. Inoltre, il Paese è passato l’anno scorso dall’essere una delle mete preferite per aspiranti genitori al totale divieto di far portare avanti la gravidanza a una donna “in affitto”.