Jet russo abbattuto dai caccia turchi: arrestato il presunto killer del pilota

L’ultimo atto della drammatica vicenda del jet russo abbattuto dai caccia turchi ritrae un ribelle armato fino ai denti, ma tranquillamente in un ristorante con altre 13 persone: è così, infatti, che è stato trovato – e fermato dalla polizia turca nella provincia egea di Smirne – Alparslan Celik, il presunto killer del pilota russo Oleg Peshkov, che il 24 novembre si era catapultato fuori dal jet russo poi abbattuto dai caccia turchi al confine con la Siria.

Vicenda del jet russo, preso il killer del pilota

E allora, secondo l’agenzia di stampa Dogan, Celik, cittadino turco che da tempo combatte in Siria con le milizie turcomanne sostenute da Ankara contro il regime di Bashar al Assad, era rientrato da poco nel Paese ed è stato fermato in un ristorante con altre 13 persone dopo che alla polizia era stata segnalata la presenza di uomini armati. Gli agenti hanno trovato sul posto un kalashnikov, due pistole e diverse pallottole. Celik è stato trattenuto dalla polizia per essere interrogato. La sua presenza in Turchia era già stata segnalata nei mesi scorsi a un funerale a Istanbul, ma le autorità non lo avevano arrestato. Secondo i media locali, dopo l’abbattimento del jet russo Celik avrebbe più volte attraversato la frontiera. Indisturbato. Almeno fino a poche ore fa. Un arresto importante, dunque, quello del presunto killer del militare russo, su cui il Cremlino non tarderà ad intervenire. La vicenda dell’abbattimento del jet russo ad opera di caccia turchi e dell’uccisione di Peshkov, come noto, incrinò molto i rapporti tra Russia e Turchia, scatenando le reazioni di un giustamente risentito Putin che, subìto l’affronto militare, ha poi ingaggiato una durissima “guerra fredda” contro il Paese di Erdogan.

La “guerra fredda” tra Russia e Turchia

Una guerra fredda tuttora in corso e che ha fin qui sferrato le armi delle sanzioni e dei divieti: dal niet all’importazione di alcuni specifici prodotti turchi – elencati in un’apposita lista stilata dal governo – alle limitazioni imposte alle attività delle organizzazioni che fanno capo ad Ankara; dall’obbligo dettato ai datori di lavoro delle imprese russe di non assumere nuovi cittadini turchi che non fossero già sotto contratto alla data del 31 dicembre, fino al coinvolgimento del settore alberghiero, di quello della lavorazione del legno, dell’addestramento dei piloti e di tutto l’ambito inerente l’acquisto di merci o servizi da parte di enti statali russi. Una serie di misure su cui oggi incombe la notizia dell’arresto del presunto assassino del tenente colonnello russo il quale – come noto – dopo l’abbattimento del Su-24, riuscì a lanciarsi fuori del velivolo insieme al capitano Konstantin Murahtin, venendo però ucciso in un secondo momento dai ribelli siriani. Stessa sorte sarebbe toccata poi ad Alexandr Pozynich, membro dell’elicottero inviato in missione di soccorso per recuperare l’equipaggio dell’aereo.