Istat: la disoccupazione è in aumento. Il resto sono balle e “Jobs act”

Non bastava l’inchiesta sul petrolio che ha costretto alle dimissioni il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi a mettere in difficoltà il governo: si chiama infatti disoccupazione – il cui tasso relativo al mese di febbraio è tornato a salire, sia pure di poco (0,1 per cento) – la nuova tegola piovuta sulla testa di Matteo Renzi. Il dato, diffuso dall’Istat, dovrebbe riportare il premier coi piedi per terra costringendolo a rendersi conto che – al di là dei suoi proclami, dei suoi annunci e delle sue promesse – l’Italia è ancora alle prese con nodi irrisolti. Tra questi, la disoccupazione resta il più drammatico. Secondo l’Istat, il tasso di disoccupazione a febbraio è pari all’11,7 per cento, un decimale in più rispetto a gennaio. In valori assoluti si tratta di 7.000 unità. Cifra certo non eccessiva, ma che suona come un controcanto inconfutabile rispetto alle mirabolanti prospettive affidate da Renzi al suo Jobs act.

Istat: a febbraio cresciuto il numero dei “senza lavoro”

Nell’anno, invece, i disoccupati diminuiscono di 136 mila unità. Calano rispetto ai dodici mesi precedenti anche gli inattivi (-99 mila con una flessione dello 0,7 per cento), ma rispetto a gennaio aumentano di 58 mila unità (+0,4 per cento). Il tasso di inattività sale al 36 per cento (+0,2 punti da gennaio) con una forte differenza di genere: per le donne è al 46,1 per cento (+0,3 punti) mentre per gli uomini è del 25,8 per cento (+0,1 punti). Il tasso di occupazione, infine, in generale scende di 0,2 punti fino al 56,4 per cento, con cali della stessa entità per uomini (per loro il tasso è al 65,7) e le donne (tasso al 47,2 per cento).

L’imbarazzo del ministro Poletti

Una riflessione a parte merita la disoccupazione giovanile, il cui tasso – secondo l’Istat – è diminuito a febbraio 2016 del 39,1 per cento. Anche in questo lo scarto è di appena uno 0,1 punti (ma in meno) rispetto al mese precedente. L’Istat ha però precisato che dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. Imbarazzato il commento del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, a giudizio del quale dopo i dati “positivi” di gennaio, quelli relativi a febbraio «indicano che il mercato del lavoro continua a registrare oscillazioni congiunturali legate a una situazione economica che presenta ancora incertezze». Contento lui…