Istat: cala la fiducia dei consumatori. La ripresa di Renzi resta un miraggio

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Peggiora il clima di fiducia dei consumatori rilevato dall’Istat ad aprile, migliora quello delle imprese. L’indice relativo ai consumatori passa a 114,2 punti dai 114,9 di marzo con cali per tutte le componenti del clima di fiducia mentre l’indice delle imprese (Iesi) aumenta a 102,7 da 100,2. Il segno più lo troviamo nella manifattura (a 102,7 da 102,2), nelle costruzioni (a 121,2 da 118,4) e nei servizi di mercato (a 107,8 da 103,6). Recupera anche il turismo, ma in questo caso incidono le recenti festività pasquali. Va male invece nel commercio (sceso a 102 da 104,9), cioè il vero comparto-termometro della fiducia della gente nei confronti della sempre annunciata ripresa.

Le associazioni di settore: «Se a dirlo è l’Istat vol dire che va proprio male»

Il disagio dei consumatori rilevato ha trovato voce in una nota congiunta di Federconsumatori e Adusbef secondo le quali «se a dire che peggiora il clima di fiducia dei consumatori… è l’Istat, in genere ottimista su tale argomento, vuol dire che le cose vanno davvero male». Sulla stessa linea l’Unione Nazionale Consumatori (Unc) che a sua volta sottolinea «il netto peggioramento dei giudizi dei consumatori sull’attuale situazione economica del Paese». Un dato, quello rilevato dall’Istat, che secondo il segretario Massimiliano Dona, «dovrebbe indurre il governo ad un cambio di passo». Il commento dei dati Istat si trasforma in un severo giudizio nei confronti del governo Renzi:«La fiducia conta poco – ha osservato ancora l’Unc – se le famiglie non hanno soldi da spendere. Per questo – ha aggiunto – abbiamo sempre preferito gli indicatori reali, che misurano i consumi ed il reddito disponibile delle famiglie». Anche per Federconsumatori e Adusbef  «i grandi segnali di ripresa annunciati non sono mai arrivati». I cittadini – hanno sottolineato i rispettivi presidenti delle due associazioni – Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, che hanno anche sollecitato un piano straordinario per il lavoro – «continuano a fare i conti con una situazione di estrema difficoltà, dove consumi e occupazione si trovano ancora in una fase di stallo».

Il 31% dei redditi d’impresa finisce al Fisco

Appena un po’ meglio va sul fronte delle imprese. Sempre secondo l’Istat, infatti, gli ultimi provvedimenti fiscali hanno portato a un taglio dell’11 per cento delle imposte societarie, Ires e Irap, per 3,5 miliardi nel 2016. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Istituto di statistica che considera l’effetto della riforma dell’Irap, dei maxi-ammortamenti dei beni strumentali e del potenziamento dell’Ace. Il rapporto segnala comunque che nel 2016 l’aliquota effettiva mediana Ires aumenta dal 25,5 per cento al 26,6. Che diventa ancor più pesante (31 per cento) se ad essa si aggiunge anche la quota Irap gravante sui profitti.