“Ipocrita e mezzo kenyano”: Boris, il Sindaco di Londra, attacca Obama

Un articolo per insultare il presidente Barack Obama. A scriverlo, sul Sun, il sindaco di Londra, Boris Johnson. Che ha usato parole sprezzanti: «Obama? È un mezzo kenyano, ce l’ha con l’impero britannico». Accusandolo, falsamente, di aver rimosso dalla Casa Bianca il busto di Winston Churchill. Il presidente americano, sbarcato ieri a Londra, è ritornato sulla Brexit invitando i britannici a non lasciare l’Ue: «Perché preferiamo negoziare con un solo grande blocco, l’Unione, non con tanti soggetti. E perché crediamo che Londra sia più forte dentro l’Europa che non fuori», si legge su “Il Corriere della Sera“.

Botte da orbi tra Boris Johnson e Obama sulla Brexit

«Ipocrita» glielo aveva già urlato qualche settimana fa. Lo ha ripetuto. E passi. Ma il peggio se lo era tenuto in canna. Boris Johnson, il sindaco londinese uscente, con un articolo sul tabloid Sun, ha accolto Obama nel più volgare dei modi, apostrofandolo come presidente «in parte kenyano» e introducendo così l’antipatico vocabolario del razzismo nel dibattito sulla Brexit.

Boris Johnson, razzista non lo è mai stato

Ma da quando si è messo alla guida del fronte euroscettico ha trasformato la sua eccentricità in una corsa a spararle sempre più grosse. Fino all’ultima bordata di ieri. Accompagnata dall’errore grossolano sulla presunta rimozione, per volere proprio di Obama, di un busto di Winston Churchill dalla studio ovale alla Casa Bianca, dimostrazione agli occhi di Johnson «dell’avversione atavica del presidente in parte kenyano per l’impero britannico, di cui Churchill è stato un fervente difensore». Giornata da incorniciare nel lungo cammino verso il referendum sull’Europa. Obama è sbarcato a Londra e si è presentato, pure lui, con un articolo nella prima pagina del Daily Telegraph, quotidiano conservatore sensibile ai richiami della Brexit. E ha poi insistito con maggiore enfasi nella conferenza stampa della serata. Ha scritto e ripetuto ciò che si aspettava. Che «la decisione sul sì o il no all’Europa spetta ai britannici». Che la sua «è un’opinione» e che finché c’è democrazia ha diritto di esprimerla. Dunque il pensiero degli Stati Uniti è semplice: «Esistono fra noi relazioni speciali, siamo più che amici e fra amici occorre essere onesti». Senza giri di parole: «Ci interessa che la Gran Bretagna resti nell’Unione Europea perché preferiamo negoziare con un solo grande blocco, l’Unione, non con tanti soggetti. E perché crediamo che Londra sia più forte dentro l’Europa che non fuori».