Invictus Games, la squadra italiana guidata da Gianfranco Paglia

«Questa iniziativa rappresenta il fatto che la cosa bella della politica è fare cose belle, questi atleti rappresentano un esempio per i giovani, per le Forze Armate, per la Patria». Lo ha detto la ministra della Difesa, Roberta Pinotti, nel corso della presentazione della seconda edizione degli Invictus Games, i giochi internazionali paralimpici dedicati ai militari che hanno contratto disabilità permanenti in servizio o per causa di servizio, che si svolgeranno ad Orlando in Florida (Usa) dall’8 al 12 maggio. «Noi siamo l’unico Paese che che dà ai militari questa possibilità – ha aggiunto la ministra Pinotti – lo sport rappresenta un elemento fondamentale anche per uscire da una condizione difficile, diamo uno spazio di sostegno, con i nostri atleti le difficoltà sono superate, siamo un passo avanti, ora siamo agli Invictus games, che sia un messaggio positivo questo. Sono persone straordinarie che hanno superato un trauma e attraverso la loro forza di volontà e il loro allenamento hanno raggiunti risultati straordinari». La squadra italiana sarà composta da 17 atleti del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa (Gspd) provenienti da Esercito, Marina, Aeronautica ed Arma dei Carabinieri. Saranno dieci le discipline in programma per questa edizione dei giochi, la seconda dopo Londra 2014: tre di squadra (basket e rugby in carrozzina e sitting volley) e sette individuali, tra cui nuoto, tiro con l’arco e atletica, per un tabellone che vede in gara circa 600 atleti provenienti da 15 diversi Paesi tra cui Stati Uniti, Inghilterra, Olanda, Afghanistan, Estonia, Canada, Australia.

l ten.col Gianfranco Paglia sarà capitano e portabandiera italiano. «Continueremo a servire la nazione anche in tuta – ha commentato il valoroso soldato italiano, ferito nel 1990 a Mogadiscio, in Somalia -. Ce la metteremo per vincere medaglie agli Ig, ma l’importante è la presenza del Tricolore».

«Proprio in questa sala lanciammo un seme. Gli Invictus rappresentavano un sogno – ha detto Luca Pancalli, Presidente del Comitato Italiano Paralimpico – avevo timore che questo fosse un altro protocollo destinato ad ingiallire in un cassetto, invece no, ci abbiamo creduto tutti, voi rappresentate il patrimonio dello sport italiano e del Paese, abbiamo dimostrato che quando si vogliono fare le cose ci si riesce. Voi rappresentate un esempio, un messaggio speranza per tutti i ragazzi disabili, onorate la divisa sportiva e tricolare, onorate tutta la grande famiglia dello sport italiano e dello sport paralimpico». La manifestazione nasce per iniziativa della Royal Foundation, il cui promotore e testimonial è il principe Harry insieme al ministero della Difesa britannico, che mira ad una guarigione che passa attraverso la riabilitazione ed il pieno recupero fisico insieme a quello mentale, spirituale, emozionale e sociale, dei militari affetti da disabilità permanenti. La prima edizione ha avuto luogo nel Regno Unito ed ora il testimone è passato nella mani degli Stati Uniti che si sono offerti di ospitare questa edizione presso l’Espn Wide World of Sports Complex di Orlando. Gli atleti del team italiano sono forti di esperienze acquisite in competizioni nazionali ed internazionali a cui hanno partecipato in questi due anni, nonché di allenamenti e preparazione tecnica dura e costante, condotta grazie al prezioso contributo del Comitato Internazionale Paralimpico (Cip), con cui la Difesa nel 2014 ha siglato un protocollo d’intesa, volto a promuovere e diffondere la pratica dello sport in favore dei militari affetti da disabilità.

Alte le aspettative del team nazionale, che alla prima edizione degli Ig di Londra, con un squadra ridotta numericamente e meno esperta nelle competizioni paralimpiche, e’ riuscita a portare a casa ben 5 medaglie, di cui due d’oro. «Noi siamo in prima linea come efficienza e bravura, quest’anno andrà sicuramente meglio, gli atleti hanno acquisito più  abilità e forza, onorate il nostro paese»ha detto il generale Claudio Graziano, capo di Stato Maggiore della Difesa.

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