Giustizia, Travaglio si becca l’accusa di stalinismo. E va su tutte le furie

Scontro a Otto e mezzo, su La7, tra Marco Travaglio e la giornalista spagnola Angela Rodicio sul tema delle intercettazioni. Secondo Rodicio in Italia c’è un abuso da parte della stampa nel pubblicare le intercettazioni: constatazione che ha mandato Travaglio su tutte le furie. Ha sostenuto infatti che in Italia si pubblicano solo atti che già sono pubblici e non atti filtrati dalle procure allo scopo di demolire la reputazione dei politici. La giornalista ha obiettato che le intercettazioni andrebbero pubblicate solo quando c’è la certezza che chi è coinvolto ha commesso un reato. Un punto al quale Travaglio ha replicato invocando il principio di prudenza: se il mio vicino è pedofilo non gli lascio in custodia mia figlia… Ha poi anche accusato Angela Rodicio di non saper fare il suo mestiere perché allora, in base al principio della presunzione di innocenza, neanche la notizia dell’arresto di Salah Abdeslam andava data. “Certo che andava data, è un fatto di cronaca. E’ vero che è stato arrestato. Noi però facciamo i giornalisti, non i giudici”, ha risposto Rodicio. Travaglio si è inalberato ancora di più: “Voi avete una concezione da stato sovietico dell’informazione”. Angela Rodicio, che aveva già detto di giudicare demagogiche le risposte di Travaglio, ha a sua volta ribattuto: “No, sei tu che vuoi fare i processi di Stalin. Non rigirare la frittata”.