Contrordine sulle intercettazioni: sì al “bavaglio” se lo vuole Renzi

Contrordine del Pd: le intercettazioni sono un pericoloso attacco alla privacy, meglio un po’ di sana censura per evitare danni di immagini e “inutili” pettegolezzi. Prosegue il balletto sull’uso e l’abuso delle intercettazioni dopo che Renzi si è scagliato contro la pubblicazione dei brogliacci che escono dalle procure, pur assicurando di non voler mettere mano alla riforma già votata alla Camera.

Intercettazioni, ora il Pd frena

Dopo il pressing su Renzi di Davigo, neopresidente dell’Anm, per evitare la stretta di vite sulle intercettazioni arriva il “chiarimento” del ministro Maria Elena Boschi per togliere le castagne dal fuoco al premier e salvare il governo dallo tsunami mediatico. «Serve un equilibrio migliore», dice il ministro delle Riforme, «un disegno di riforma in materia è già all’esame del Senato dopo che la Camera l’ha approvato». L’invito è portare a termine la missione prima che gli schizzi di fango sui ministri del governo Renzi diventino ingestibili. Il Pd, in piena bufera per gli imbarazzanti colloqui telefonici dell’ex ministro Guidi sullo “scandalo petrolio” distillati quotidianamente dalla stampa, rivede le sue storiche posizioni sul diritto di cronaca e la libertà di informazione e si converte alla difesa della privacy.

La sinistra e la privacy a intermittenza

Sono lontani i tempi in cui la sinistra alzava le barricate contro la riforma delle intercettazioni targata Pdl, gridava alla “legge bavaglio” e coccolava i giudici alle prese con le inchieste su Silvio Berlusconi. Quando nel mirino era il Cavaliere la pubblicazione di telefonate spiate, anche se estranee alle indagini, era un servizio alla verità e non costituiva un attacco alla vita privata dei protagonisti. La conversione sulla strada del garantismo è lampante e la Boschi la spiega così: «L’obiettivo non è quello di ridurre i poteri d’investigazione e d’indagine della magistratura  – dice anche per mitizzare lo scontro in atto con le toghe – ma quello di tenere insieme il diritto di effettuare le indagini, il diritto di difendersi per i soggetti che subiscono le indagini e anche la riservatezza di alcune informazioni, se non strettamente necessarie a fornire il quadro probatorio o a garantire l’informazione da parte dei mezzi di comunicazione».

Dov’è finito il coro contro la legge bavaglio?

Identica la posizione del sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri che, intervistato dal Messaggero, mette in guarda dalla strumentalizzazione e dalle ricadute politiche dell’uso e la pubblicazione spregiudicata delle intercettazioni telefoniche. «Le intercettazioni sono uno strumento investigativo indispensabile ma non possono diventare strumento di lotta politica. Di qui la necessità di evitare la pubblicazione quando riguardano fatti estranei all’oggetto delle indagini». Una posizione sempre sostenuta dal centrodestra e osteggiata dalla sinistra.