Indagini a tappeto a Bologna: soldi agli islamici dagli spacciatori africani

Soldi agli islamici dagli spacciatori africani? La Procura di Bologna ha avviato indagini per verificare alcune testimonianze di spacciatori nordafricani che hanno raccontato di versare parte dei loro guadagni a soggetti riconducibili al mondo islamico. I magistrati del gruppo antiterrorismo vogliono capire se quei soldi siano versati come atto di fede (alcuni hanno raccontato che in questo modo si purificano dai peccati commessi) o se si tratti di un obolo imposto da qualcuno, cioè un’estorsione.

Soldi agli islamici dagli spacciatori africani: l’indagine

E sono diversi i racconti al vaglio degli inquirenti, e riguardano soprattutto marocchini, tunisini e qualche algerino. Nell’ambito del mondo musulmano, i magistrati di Bologna stanno inoltre portando avanti altri accertamenti: agli inquirenti risultano diversi i soggetti che per andare in Spagna sono passati da Parigi, dove avrebbero portato delle borse piene di cellulari. Interrogati dai magistrati, gli uomini non hanno spiegato il perché di quei loro viaggi. Comunque dalle indagini emerge una non rara presenza di persone nordafricane che vanno e tornano da Parigi a Bologna. La comunità islamica di Bologna, dal canto suo, si difende e precisa che «nessuna offerta può essere fatta, né tantomeno accettata, se deriva dal commercio di sostanze vietate quale è la droga. Eventuali dichiarazioni di tal genere devono pertanto essere considerate false e senza alcun fondamento nelle fonti islamiche. Nessuna moschea riceve alcuna sovvenzione che derivi dal commercio di cose illecite».

L’inchiesta sfocia anche nell’antiterrorismo

E non sarebbe nemmeno tutto: è recente la notizia dell’espulsione di un tunisino irregolare controllato, sempre a Bologna, da una volante della Polizia. Dalle verifiche sul cellulare dello straniero, un giovane di 25 anni, era emerso un riferimento ad attentati di matrice jihadista e in una perquisizione sono stati trovati biglietti della metropolitana di Parigi e una mappa, con alcune stazioni cerchiate, quelle della biblioteca Mitterrand e della stazione Chatelet. L’uomo – che aveva cinque telefoni e ha spiegato di essere andato a Parigi per cercare lavoro – è stato interrogato anche dal procuratore Giovannini, che gli ha chiesto se fosse a conoscenza delle stragi di Parigi: la risposta del venticinquenne è stata negativa. L’uomo inoltre aveva un giornale francese con sottolineato un arresto di un marocchino in Francia sospettato di terrorismo. L’espulsione è frutto di un controllo casuale. Il procuratore Giovannini ha quindi dato la disposizione alle forze dell’ordine di controllare nei cellulari dei nordafricani fermati foto e filmati: molto spesso sono state ritrovate immagini o video di uomini armati, di decapitazioni, sgozzamenti, un carro armato che schiaccia un uomo. In questi casi gli inquirenti cercano di capire se le immagini siano state scaricate da internet o inviate da altri soggetti, che si cerca poi di identificare.