Il sindaco a Graziano: «Quell’appalto è questione di vita o di morte»

Il finanziamento per l’appalto per il restauro dell’antico palazzo “è questione di vita o di morte”. Così Biagio Di Muro, all’epoca dei fatti sindaco di Santa Maria Capua Vetere arrestato per corruzione, si rivolge a Stefano Graziano, presidente del Pd Campania (indagato per concorso esterno in associazione mafiosa), invitandolo a rivolgersi al viceministro Filippo Bubbico (estraneo a ogni ipotesi di reato) per evitare il blocco dei finanziamenti all’opera. La circostanza emerge da un’intercettazione del 1 marzo 2015 .

La conversazione è tra quelle riportate nel rapporto dei carabinieri di Caserta trasmesso ai pm della Dda di Napoli, nel quale si afferma tra l’altro che le indagini “hanno dimostrato l’interesse di Alessandro Zagaria (l’imprenditore arrestato nei giorni scorsi perché ritenuto trait d’union tra il clan dei Casalesi e gli ambienti della politica e della pubblica amministrazione) e del sindaco Di Muro “che sono scesi in campo con un forte impegno affinché venisse eletto, come di fatto accadrà, Stefano Graziano alle elezioni del consiglio regionale”.

Per gli investigatori “il ruolo istituzionale ricoperto da Graziano consentirà a Di Muro di non perdere i finanziamenti del palazzo Teti Maffuccini. “Non ti dimenticare Bubbico!!”, dice il sindaco. “No stai tranquillo”, risponde Graziano. Di Muro: “E’ una questione di vita o di morte…’. Graziano: “Fammi passare oggi, dai Biagio”. Di Muro: Eh…oggi lo so. Graziano: Non mi dire niente che c’è una guerra”. Secondo i carabinieri “l’intervento di Graziano presso la commissione ad acta del ministero” (dell’Interno, che gestisce i beni confiscati, come nel caso del Palazzo di Santa Maria Capua Vetere, ndr) è stato “fondamentale per ottenere il trasferimento del finanziamento e, di conseguenza, avere tempi meno stringenti previsti dal precedente capitolo di spesa, scongiurando la perdita del beneficio. Ovviamente tale favore sarà la contropartita per il procacciamento dei voti a favore di Graziano”. Va sottolineato che, come precisano fonti giudiziarie, l’interessamento di Graziano per evitare il blocco dei fondi e fare inserire il finanziamento in un diverso capitolo non costituisce un illecito. Per gli inquirenti, la vicenda dimostra comunque il forte interesse del sindaco e dell’imprenditore Zagaria, entrambi ritenuti destinatari di tangenti versati dalle imprese che si aggiudicarono l’appalto, nonché il ruolo svolto da Graziano, il quale secondo l’ipotesi investigativa rappresenterebbe “uno stabile punto di riferimento politico per il clan”.

Il suo impegno “assume una importanza fondamentale – scrivono gli investigatori, affinché un suo intervento presso l’on. Filippo Bubbico (non indagato nell’inchiesta, ndr), e quindi poi presso la commissione ad acta, faccia sì che il finanziamento ottenga un cambio di destinazione.