Il fisco vi spia ovunque, anche sui social. Occhio alle foto che postate su Fb…

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Occhio ai “like”: un gradimento con il pollice in su, su una foto della Ferrari o della villa di Briatore, potrebbe costarvi un accertamento del fisco. Per non parlare delle immagini che postate voi: vacanze, auto nuove, eventi a cui partecipate, annunci di acquisti, capi di abbigliamento ostentati in bacheca. Tutto, per gli esattori del fisco, farà brodo pur di incastrarvi e smascherare il vostro reale tenore di vita. L’ultima trovata delle Agenzie delle entrate è quella di contrastare l’evasione fiscale attraverso il monitoraggio dei social network. Secondo il sito di uno dei più autorevoli studio legale italiani, lo Studio Cataldi, “cuore nevralgico del contrasto  saranno le banche dati che serviranno a reperire le informazioni per gli accertamenti, ma che dovranno puntare verso un miglioramento qualitativo”. Il direttore Rossella Orlandi invita cioè i suoi uomini ad un uso appropriato e all’apertura ad altre “fonti” di analisi, come quelle dei social network, Facebook in primis, ma anche Twitter e Instagram, canali privilegiati di indagine. La prima è la circolare 16/E dell’Agenzia delle Entrate, una lettera che spinge i controlli fiscali nel mondo dei social network. «Alle notizie ritraibili dalle banche dati si aggiungono quelle che pervengono da altre fonti, ivi incluse fonti aperte». Fonti aperte, come i profili Facebook, Twitter, Instagram dei contribuenti. Ma già una decina di giorni fa l’Associazione Contribuenti.it aveva diffuso i risultati di una ricerca che mostrerebbe un incremento del 270 per cento degli accertamenti fiscali svolti su pizzerie, pasticcerie e ristoranti attraverso Facebook per stanare gli evasori. E risale addirittura a marzo del 2011 – quando a capo dell’agenzia delle entrate c’era Attilio Befera – l’idea di scatenare la caccia «social» ai trasgressori, attivando controlli incrociati tra gli stili di vita ostentati su Facebook e i redditi dichiarati al fisco.