Il ddl Boschi passa in un’Aula semideserta. Centrodestra: «Atto eversivo»

Con 361 sì e 7 no la Camera ha approvato il ddl Boschi sulla riforma della Costituzione. Non hanno votato i deputati del”opposizione. E quindi l’Aula di Montecitorio era semideserta. Logica l’esultanza del  ministro delle Riforme Maria Elena Boschi: “Dopo due anni di lavoro, il Parlamento ha dato il via libera alla riforma costituzionale! Grazie a quelli che ci hanno creduto”. Meno logico il trionfalismo di Renzi:”Una giornata storica per l’Italia, la politica dimostra di essere credibile e seria. Adesso noi chiederemo il referendum”. Renzi ha aggiunto che “la politica ha dimostrato che riforma sè stessa e la democrazia vince”. Ma ora comincia la vera partita, quella appunto del referendum e Renzi rischia grosso per aver voluto personalizzare il voto sulla riforma firmata dalla Boschi.

Brunetta: «Riforma Boschi atto eversivo»

L’opposizione di centrodestra è già all’attacco. Così il presidente dei deputati di FI, Renato Brunetta: “Il voto stesso con cui approviamo questa riforma è lesivo dei valori fondanti della democrazia, trasformandolo in un atto eversivo”.  Brunetta ha motivato questa sua affermazione, sostenendo che questo Parlamento è illegittimo perché eletto con con un sistema elettorale dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale. “Per questo la riforma è viziata ab origine”. Brunetta ha annunciato il sostegno di FI ai Comitati per il “no” al referendum “per mandare a casa il presidente del Consiglio Renzi e tornare alla democrazia”.

Minoranza dem: «Modificare l’Italicum»

E Renzi deve guardarsi anche dal dissenso interno al suo stesso partito. Bisogna adesso “riaprire il capitolo della legge elettorale per la Camera. Legge da rivedere nel capitolo su consistenza e modalità di attribuzione del premio di maggioranza, sul nodo dei capolista plurimi a rischio di costituzionalità e su quelli bloccati. D’altronde è in corso una raccolta di firme per i referendum che chiedono di modificare l’Italicum”. Lo affermano Roberto Speranza, Gianni Cuperlo e Sergio Lo Giudice, che guidano le tre aree della minoranza Pd, in un documento dopo il voto della riforma costituzionale.