I curdi denunciano: sulla Turchia l’ombra del genocidio degli Armeni

Su Ankara l’ombra di un nuovo genocidio degli Armeni, circostanza sempre negata con forza dalla Turchia? Oggi l’incubo potrebbe ripetersi, denunciano i curdi, la minoranza etnica una parte della quale abita in Turchia. Dall’inizio delle operazioni militari contro il Pkk (partito terrorista curdo, di ispirazione comunista) nel sud-est della Turchia la scorsa estate «sono stati uccisi oltre 200 civili». Lo ha detto il leader del partito filo-curdo Hdp (Partito democratico del popolo, molti simile al greco Syriza), Selahattin Demirtas, presentando a Istanbul un rapporto sui 79 giorni di coprifuoco totale a Cizre, nella provincia sudorientale di Sirnak. «Abbiamo avviato contatti con Qandil (la leadership del Pkk in nord Iraq, ndr) per sostenere la ripresa di negoziati di pace, ma il governo non vuole tornare a trattare», ha aggiunto Demirtas, che ha accusato: «Nel sud-est della Turchia il governo turco ha compiuto e continua a compiere massacri di civili con la scusa della guerra al terrorismo. Il partito Akp (del presidente Recep Tayyip Erdogan) ha violato la legge molto più del Pkk». Demirtas ha concluso:«Anche se al momento non ci sono in Turchia magistrati abbastanza coraggiosi da sfidarlo, un giorno questo governo dovrà rendere conto dei massacri compiuti davanti a un tribunale internazionale. Fino ad allora, noi raccoglieremo prove sufficienti per farlo condannare», ha aggiunto il leader dell’Hdp.

I curdi minacciano di ricorrere a un tribunale internazionale

Intanto intensi scontri armati sono in corso nel nord-est della Siria al confine con la Turchia tra forze curde e milizie governative. Lo riferiscono fonti locali all’Ansa, che mostrano video e foto dei combattimenti tra l’aeroporto di Qamishli e il quartiere generale delle truppe di Damasco nella regione a maggioranza curda. Scontri tra le parti si verificano in maniera sporadica e solitamente hanno il carattere di scaramucce. Per numero di miliziani coinvolti e di uccisi – si parla di almeno 7 vittime finora – i combattimenti di queste ore sembrano indicare un innalzamento della tensione nell’area. Due giorni fa inoltre l’aviazione turca ha compiuto nuovi raid contro obiettivi del Pkk nel nord dell’Iraq. Lo rende noto lo Stato maggiore di Ankara, precisando che a colpire sono stati 22 jet da combattimento F-16 e F-4, che hanno preso di mira la regione di Gara. Nei raid, aggiunge la nota dei militari, sono stati distrutti depositi di munizioni, bunker e rifugi utilizzati dai ribelli curdi. E in questi giorni ìsi assiste a un irrigidimento di Ankara nei confronti della stampa: il direttore dell’edizione turca dell’agenzia di stampa filo-governativa russa Sputnik, Tural Kerimov, è stato respinto la scorsa notte all’aeroporto Ataturk di Istanbul, dove era giunto da Mosca su un volo Aeroflot. Lo rende noto la stessa agenzia, mostrando il relativo documento di “passeggero inammissibile”. Come già avvenuto in casi simili, le autorità turche non hanno fornito motivazioni ufficiali per il provvedimento. Nelle prossime ore è prevista l’espulsione di Kerimov in Russia. Secondo media turchi, al giornalista sono anche stati cancellati l’accredito stampa e il permesso di soggiorno. Martedì invece l’ingresso in Turchia era stato negato nello stesso aeroporto a Volker Schwenck, corrispondente per il Medio Oriente della tv pubblica tedesca Swr, poi rientrato al Cairo da cui era partito. Venerdì il sito di Sputnik era stato oscurato in Turchia, dove gli indirizzi web anti-governativi inaccessibili – soprattutto curdi – sono migliaia.