Giorgia Meloni: «Via tutto quel che fa schifo, Roma tornerà ad essere Roma»

«Procederò con grande fermezza contro inciviltà e malaffare». Intervistata da Vittorio Zincone su Sette il magazine del Corriere della Sera, Giorgia Meloni tira giù cifre, numeri e progetti per realizzare la sua “idea di città” e riscattare Roma dal degrado. Girerà per gli uffici pubblici per capire che cosa funziona e cosa no. Sindaco sceriffo? Lei spiega: malaffare significa lobby, traffici, mazzette, appalti truccati, è un costume da cancellare senza compromessi. A cominciare dal business dei rifiuti e dal decoro urbano. L’obiettivo della candidata sindaco del centrodestra è portare la raccolta differenziata al 75 per cento chiudendo il ciclo dei rifiuti: «Poi toglierò i cassonetti che fanno schifo e li sostituirò con cestini multi-materiali. A quel punto– prosegue con il consueto stile – se ti becco che butti per strada  un pezzo di carta… ti rovino».

Giorgia Meloni sogni periferie «belle»

Massima è l’attenzione per le periferie abbandonate. Il suo sogno – spiega Giorgia Meloni – è una città in cui il quartiere periferico di Tor Sapienza sia bello come Trastevere. Vorrei prendere le tonnellate di reperti archeologici della Roma Antica che sono tumulati in qualche deposito e portarli nelle periferie». Una proposta audace che va in rotta di collisione con la filosofia della “cristallizzazione del patrimonio artistico italiano” che ispira alcune Sovrintendenze.  Poi si spinge a ipotizzare la confisca degli incassi del turismo che finiscono nelle casse del ministero di Franceschini.

Roma deve avere uno statuto speciale

Ma la vera svolta è quella di dotare Roma di uno statuto speciale degno del suo ruolo di Capitale. E giù dati: «Roma ha il territorio di New York, Barcellona e Buenos Aires messi insieme. Ha l’università più grande id Roma ed è il comune agricolo più grande del Continente. È possibile – incalza Giorgia Meloni – che abbia gli stessi strumenti di governo di un piccolo comune di mille abitanti?» E ancora iniziative per riscoprire e far vivere l’identità storica della Capitale, la candidata sindaco ha intenzione di far rivivere al Colosseo, ai Fori Imperiali, al Palatino, la Roma di duemila anni fa attraverso spettacoli e rievocazioni, «sarebbe uno spettacolo strepitoso, penso alla ricostruzione del mercato dei Fori, del Senato…».

Basta con le archistar

Stop alle opere avveniristiche e ultramoderne, molto spesso «oscene», e alle parcelle stellari “regalate” dal Campidoglio alle archistar. «Le vele della città dello Sport di Calatrava e la Nuvola di Fucksas insieme sono costate un milione di euro. Esattamente la cifra che servirebbe per tappare le buche e fare una buona manutenzione delle strade». Favorevole alla candidatura olimpica, la Meloni mette in guardia da sprechi e scandali. E punta alla ristrutturazione degli impianti esistenti, autentici capolavori urbanistici: «A Roma c’è lo stadio Flaminio progettato da Nervi che cade a pezzi e va recuperato.E poi c’è il Foro italico che è meraviglioso».

La rivoluzione degli asili nido

Rivoluzionaria anche la proposta sugli asili nido. «Vorrei introdurre gli asili familiari sul modello di quelli condominiali francesi o delle Tagesmutter altoatesine. Una mamma che vuole restare a casa con suofiglio viene formata e retribuita per ospitare altri bambini, lei ci guadagna, le famiglie risparmiano e il Comune spende molto meno».

Anche la destra ha sbagliato

Non si sottrae alle domande su Mafia capitale e parentopoli. «Obiettivamente Alemanno non ha avuto il coraggio o la forza di invertire una tendenza». Anche la destra ha le sue responsabilità – ammette la Meloni – «io mi candido per spezzare degli schemi di potere che anche la destra non è riuscita a rompere». Infine la pagella ai principali competitor. «Giachetti è una bella persona prestata al renzismo, che è il peggio che ci sia in circolazione, ci conosciamo da vent’anni…», dice la leader di Fratelli d’Italia, meno tenera con la candidata grillina. «La Raggi parla per slogan, rigidina, diciamo. Brava nelle chiacchiere ma poi amministrare è un’altra cosa».