Gasparri smaschera la Rai renziana: “Maxi stipendi agli amici degli amici”

«Mesi d’immobilismo e soltanto assunzioni costosissime di esterni. Questa è la Rai di Antonio Campo Dall’Orto. I successi di ascolto si realizzano con fiction sperimentate». La denuncia arriva da Maurizio Gasparri. «L’innovazione non si vede. Solo maxi stipendi ad amici degli amici – spiega l’ex ministro delle Comunicazioni – che sbarcano in Rai dove centinaia di validi professionisti sono mortificati dovendo subire le infornate quotidiane». «Per quanto riguarda il coordinamento dell’informazione, – prosegue Gasparri – si poteva a malapena capire l’introduzione di una figura, anche questa presa dall’esterno, che affiancasse il direzione generale». «Ma a che serve costituire una costosissima vera e propria redazione, con persone esterne, che si andrebbe a sovrapporre a quella delle varie testate? Per fare censimenti interni o catalogazioni ideologiche? Peraltro – aggiunge il vicepresidente del Senato – si violano anche le norme che vietano alle società pubbliche di assumere pensionati. Forse si vogliono soccorrere gruppi editoriali amici assorbendo sulla Rai il costo di autorevoli firme giunte al momento della pensione? Che dicono i sindacati interni? Leggo che, da Franco Siddi ad Arturo Diaconale, i consiglieri di amministrazione di ogni orientamento sono insorti di fronte a questa ipotesi. Non si può andare avanti così, con molto sperpero e nessuna innovazione, oltretutto in un momento in cui con il canone in bolletta aumentano le entrate del servizio pubblico».

Gasparri: “La commissione di Vigilanza si attivi subito”

«È bene – aggiunge Gasparri – che la commissione di Vigilanza si attivi con immediatezza, prima che i misfatti siano compiuti. Dobbiamo confrontarci con trasparenza e lo faremo anche in occasione del convegno organizzato il prossimo 10 maggio per discutere del rinnovo della convenzione Stato-Rai. Faccia sentire la sua voce anche chi nel governo ha delle responsabilità in materia. Intanto, non sono passate inosservate le parole del sottosegretario Giacomelli che si è riservato un giudizio più approfondito sul piano industriale che evidentemente nemmeno per garbo è stato portato a sua conoscenza».

 

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