Fondi Pdl, il Tribunale dà ragione a Gasparri: “Il fatto non sussiste”

Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri è stato assolto dall’accusa di peculato dal Tribunale di Roma perché il fatto non sussiste. Il procedimento riguardava la presunta appropriazione di 600 mila euro destinati all’allora gruppo Pdl che lo stesso Gasparri, secondo l’accusa, avrebbe utilizzato per una polizza vita a lui intestata.  «Avrei molte cose da dire ma non lo farò ora», è stato il commento del senatore uscendo da piazzale Clodio subito dopo l’assoluzione. L’avvocato Giuseppe Valentino, che difende il senatore, ha così commentato la sentenza: «Il processo ha avuto la sua conclusione naturale. L’insussistenza del fatto era nelle cose e il dibattimento ha consentito una verifica puntuale e ineludibile. La decisione del Tribunale è stata consequenziale».

Gasparri: “Ho sempre agito nel rispetto delle norme”

Il procedimento  aveva preso le mosse da alcune segnalazioni di operazioni sospette inviate dalla Bnl, la banca presso la quale era acceso il conto intestato a Gasparri nella qualità di presidente del gruppo Pdl, quindi di pubblico ufficiale. «Quello fu un investimento che mi venne sollecitato dalla banca e non si trattava certo di una polizza sulla vita», ha spiegato in fase di dibattimento l’ex presidente del gruppo Pdl. «Ricordo che il direttore della filiale della Bnl in Senato – ha detto Gasparri – mi chiese un appuntamento per parlare dei residui che erano presenti sul conto corrente, intestato a mio nome, in cui tra il 2008 e il 2013 confluivano i fondi destinati alla presidenza. Si tratta del 10% del totale dei soldi per il gruppo parlamentare che io dividevo con l’allora presidente vicario Gaetano Quagliariello, il 70% era destinato a me il 30 a lui». Il vicepresidente del Senato, rispondendo alle domande del pm, ha spiegato che «la banca, alla luce delle ingenti somme presenti sul quel conto, mi propose come investimento un prodotto finanziario, non una polizza sulla vita infatti non parlammo mai di successioni e eventuale mio decesso». E ancora: «All’epoca avevamo alcuni contenziosi con ex dipendenti e quindi chiesi che l’investimento fosse immediatamente esigibile e a rischio zero perché quei soldi mi sarebbero potuti servire nel momento in cui le cause di lavoro intentate fossero andate male. Fui lungimirante perché alla fine sono stati pagati per una decina di cause di lavoro oltre un milione di euro presi da quel fondo». L’ex capogruppo ha affermato, infine, di aver restituito in totale almeno 700 mila euro, quindi di più di quanto investito nel fondo finanziario e «di aver agito nel pieno rispetto delle norme e all’insegna della massima trasparenza come attestano i bonifici». Oggi il Tribunale gli ha reso giustizia.