Il Fmi smentisce le balle di Renzi: tagliate le stime di crescita dell’Italia

È proprio vero: le bugie hanno le gambe corte. E in economia è ancora più vero, perché non si può giocare con i numeri. Per mesi Renzi e Padoan hanno propagandato la balla di una sensibile crescita dell’Italia per il 2016. Gli italiani, per la verità, non c’hanno mai creduto, perché la sfiducia non è mai diminuita. Ora dal Fmi arriva la conferma. L’organizzazione diretta da Christine Lgarde taglia infatti  le stime di crescita per l’Italia. Il pil del Belpaese crescerà quest’anno appena dell’1,0% (-0,3 punti percentuali rispetto alle previsioni di gennaio) e nel 2017 dell’1,1% (-0,1 punti). “La crescita è stata più lenta del previsto in Italia” afferma infatti il Fondo, parlando di crescita “modesta” per Germania, Francia e Italia. L’Italia renziana rimane comunque il fanalino di coda in Europa: la sua crescita stimata , secondo il Fmi, rimane di un buon 0,5 per cento al di sotto della, pur non brillante, media europea. Uno dei problemi della crescita dell’Italia sono i non performing loan, i crediti deteriorati, delle bancheBrutte notizie anche sul fronte dei conti pubblici. Il deficit italiano salirà quest’anno al 2,7% dal 2,6% del 2015. Nel Def il deficit è stimato al 2,3%. E la disoccupazione? È sempre  a due cifre e rimane superiore alla media europea

Il Fmi taglia anche le stime di crescita globali. Il Pil mondiale crescerà quest’anno del 3,2%, ovvero 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di gennaio. Nel 2017 la crescita accelererà al 3,5% (-0,1 punti percentuali). «La ripresa globale continua ma sempre più lenta e fragile», afferma il Fondo, definendo la crescita “troppo lenta” ormai “per troppo tempo”. “Restano significativi rischi al ribasso”, fra i quali quello di scivolare in una «stagnazione secolare».

C’è inoltre molta incertezza – annota il capo economista del Fmi, Maurice Obstfeld – su quello che accadrà in giugno con il referendum sulla Brexit . «Le trattative che seguiranno il referendum saranno prolungate, risultando in un lungo periodo di elevata incertezza che potrebbe pesare sulla fiducia e sugli investimenti»