Editoria in Toscana, Verdini a processo per bancarotta fraudolenta

Tutti a giudizio per bancarotta gli amministratori della società Ste (Società toscana di edizioni) editrice de Il Giornale della Toscana, tra cui il senatore di Ala Denis Verdini, amministratore di fatto e socio di maggioranza della società fallita nel 2014. Lo ha deciso il gup di Firenze Anna Limongi in un procedimento bis dell’inchiesta sulle attività del gruppo editoriale che fa capo a Verdini.  Tra i rinviati a giudizio anche Massimo Parisi, il professor Girolamo Strozzi, gli amministratori Pierluigi Picerno e Enrico Luca Biagiotti.

Verdini a processo per truffa allo Stato

Al centro delle indagini del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza, un’operazione sospetta tra la Ste da un lato e Verdini e Parisi dall’altro. Il procedimento è scaturito da un’inchiesta più ampia riguardante sempre la Ste e società collegate che pubblicavano altre testate a Firenze, per truffa allo Stato sull’assegnazione di fondi all’editoria. L’accusa di bancarotta fraudolenta su cui il gup ha deciso di rinviare a giudizio i cinque imputati è relativa in particolare alla presunta distrazione di una somma di 2,6 milioni di euro che sarebbe andata, in parti uguali, a Verdini e Parisi. La Ste pagò a Verdini e Parisi 1 milione e 300 mila euro ciascuno per acquistare da loro quote di un’altra società, la Nuova Toscana Editrice, di cui detenevano il 40% e che aveva un capitale sociale di 62 mila euro. Un’operazione, che per la procura è «priva di valida ragione economica», viste le cattive acque in cui navigava il giornale. Il tribunale aveva dichiarato fallita la Ste il 5 febbraio. Sulla base della relazione del curatore fallimentare il pm ha poi aperto il fascicolo per bancarotta.

La difesa del senatore

Verdini,  presente in aula per l’ultima fase dell’udienza preliminare e per aspettare la decisione del gip, si è difeso dicendo che la somma non era stata distratta dalla Ste, ma faceva parte di un’operazione corretta legata alle attività patrimoniali della società. In generale i vari difensori hanno sostenuto che si tratta di un caso di bancarotta “riparata”, quindi non ci sarebbe reato poiché il denaro sarebbero comunque rientrato nella disponibilità della società, che è stata dichiarata fallita nel 2014. Per Denis Verdini è il sesto rinvio a giudizio  negli ultimi due anni.