Ecco il regolamento unico in edilizia: farà ripartire un settore in crisi?

Si parte, ha ricordato il Ministro Marianna Madia, da una situazione per cui in Italia «ogni regolamento edilizio comunale detta definizioni diverse, perfino la nozione di superficie e il modo di calcolarla cambia da un Comune all’altro». Del resto, nota, «alcuni regolamenti hanno anche una certa anzianità: ad esempio, «quello di Roma risale al 1934». Finora quindi ogni realtà è andata per conto suo e «ciò ha creato caos e incertezza». Adesso, ha proseguito, «l’auspicio è arrivare allo schema tipo del regolamento edilizio», tenuto conto, ha voluto precisare, che non c’è una scadenza prevista dallo Sblocca Italia ma a porre dei paletti è stata proprio l’Agenda per la semplificazione, che così facendo ha messo «pressione» sulla materia, si legge su “Il Messaggero“.

Stop al caos edilizia, arriva il Testo unico

Il lavoro per arrivare a un regolamento edilizio unico, previsto dallo Sblocca Italia, sta andando avanti e, nonostante i ritardi rispetto alle tappe fissate nell’Agenda della semplificazione, il più è «stato fatto». E’ ottimista la ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia che, in audizione alla Camera, assicura che il nostro Paese avrà un solo lunguaggio per definire verande, terrazze, balconi e superfìci abitabili. Visto che – e questo è davvero surreale – ogni Comune, come fosse un geometra alle prime armi, gestisce a suo piacimento queste definizioni, creando così una vera giungla normativa.

E’ pronto, o quasi, il «dizionario» della casa»

La ministra, a cui Renzi ha affidato l’onere di modernizzare la Pa, ha sottolineato come «finalmente l’Italia potrà avere un linguaggio e definizioni uniformi». In effetti l’elenco approvato riscrive il dizionario della casa, un vocabolario che vale in tutto il territorio nazionale e prevede un preciso significato per ogni parola, così che veranda, tettoia, balcone, terrazza, portico o soppalco potranno voler dire una cosa sola tanto in un comune della Sicilia quanto in uno della Lombardia. Ci abbiamo messo tanto tempo – conclude la Madia – perché «ciascun soggetto doveva necessariamente rinunciare alle proprie definizioni».