Ecco il “regalo” di Renzi ai trentenni di oggi: mandarli in pensione a 75 anni…

Sulle pensioni il governo Renzi è in confusione totale, ma la tegola che cade sui giovani trentenni è dura, durissima da sopportare. La mazzata per i nati nella prima metà degli anni Ottanta arriva dal presidente dell’Inps Tito Boeri durante il suo intervento al ‘Graduation Day’ all’Università Cattolica. L’Inps ha studiato la storia contributiva della «generazione 1980, una generazione indicativa», prendendo a riferimento un «universo di lavoratori dipendenti, ma anche artigiani» ed è emerso come per un lavoratore tipo ci sia «una discontinuità contributiva, legata probabilmente a episodi di disoccupazione, di circa due anni». Per Boeri il “buco” contributivo pesa sul raggiungimento delle pensioni, che a seconda del prolungamento dell’interruzione può slittare «fino anche a 75 anni». Con ciò, ha tenuto a sottolineare, «non voglio terrorizzare ma solo rendere consapevoli dell’importanza della continuità contributiva». Il quadro è fosco. I trentenni di oggi farebbero meglio a pianificare una “preparazione atletica” adeguata di lunghissimo periodo, per i prossimi 40 anni perché li passeranno a lavorare e alla fine potrebbero portare a casa anche un assegno insignificante se riusciranno ad andare in pensione. Ecco perché Boeri invita a ragionare sulla flessibilità in uscita per quei lavoratori a cui mancano pochi anni all’età della pensione. «Dato il livello della disoccupazione giovanile – ha affermato – dato che rischiamo di avere intere generazioni perdute all’interno del nostro Paese, e dato che invece abbiamo bisogno di quel capitale umano, credo sia molto importante fare questa operazione in tempi stretti». Altrimenti, saranno guai seri per «la generazione più istruita di sempre». Ma è il cane che si morde la coda. Sulla flessibilità in uscita verso la pensione «sembra che non siano state portate le risorse necessarie», sottolinea -tra gli altri –  il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, commentando il ragionamento di Boeri. «A meno che – continua Barbagallo – non si torni sempre al solito problema: cosa hanno scritto sulle pensioni di reversibilità? Quando si parla di risorse complementari, non si azzardino a toccare quelle»…