Dalle camicie verdi ai conti in nero: nei Panama Papers lo “stilista” di Bossi

Dalle camicie verdi ai conti offshore. Tra i nomi contenuti nei “Panama papers” spuntano anche quelli di due imprenditori trevigiani che avevano acquisito una certa notorietà negli anni ’90: Domenico Grosoli e la moglie Daniela Pascotto, rispettivamente legale rappresentante e amministratore unico dell’azienda d’abbigliamento Zippy di Spresiano. Grosoli, appunto negli anni Novanta, divenne celebre come produttore delle camicie verdi, per tanto tempo la “divisa” ufficiale dei militanti leghisti sfoggiata a ogni raduno o congresso. Grosoli però è finito nei “Panama Papers” per via della società Enea Properties costituita assieme al fratello una ventina d’anni fa e a cui aveva intestato una villa comprata in Italia e su cui ha pagato regolarmente le tasse.

Nei Panama Papers c’è anche De Benedetti junior

Tra i nomi contenuti nei “Panama papers” sono spuntati nomi insospettabili, come la pornostar Jessica Rizzo, ma anche quello di Rodolfo De Benedetti, figlio di Carlo De Benedetti e presidente del gruppo Cir, la holding che controlla l’Editoriale l’Espresso. Lo rivela proprio l’Espresso. Molti i nomi: in tutto 80 quelli di quest’ultimo elenco, che vanno ad aggiungersi ai 200 già rivelati nelle scorse settimane. E tra questi ci sono anche Domenico Bosatelli, patron della Gewiss di Bergamo. Molte pagine di documenti sono dedicate a Silvio Garzelli, un manager che in passato ha amministrato numerose attività internazionali del gruppo Ferrero. Anche l’immobiliarista Daniele Bodini, con base a New York, mentre il costruttore napoletano Raffaele Raiola, noto anche per aver rilevato una parte delle attività della Btp del fiorentino Riccardo Fusi, figura tra gli amministratori della Dishford delle Seychelles.  «Tra i nomi in chiaro, – si legge – i Panama Papers riportano quello di Rodolfo De Benedetti, collegato alla McIntyre holding Ltd, registrata nel 1995 a cura di Mossack Fonseca nel paradiso fiscale delle Isole Vergini britanniche. Il figlio di Carlo De Benedetti, presidente del gruppo editoriale l’Espresso, è stato nominato amministratore di McIntyre nel 1995, di cui però non è beneficiario economico». «La società è stata chiusa da molti anni», dice De Benedetti. «Fu regolarizzata con il fisco italiano nel 2003». In quell’anno, secondo quanto risulta dalle carte, – spiega L’Espresso – De Benedetti ha rassegnato le dimissioni da amministratore della offshore delle Isole Vergini britanniche, che non faceva parte del gruppo Cir quotato in Borsa. «Per quanto mi riguarda – dichiara De Benedetti – non sono mai stato azionista né beneficiario economico di McIntyre holding. Il mio nome compare in quanto consigliere di amministrazione. Infine, ritengo opportuno sottolineare che da sempre dichiaro tutti i miei redditi e pago le tasse in Italia».