La Corte dei Conti: ok a 007 privati per stanare i “furbetti” del cartellino

Arrivano gli 007 privati per stanare i furbetti del cartellino nella Pubblica Amministrazione. Il via libera arriva dalla Corte dei Conti che, con una recente sentenza,  autorizza il dirigente pubblico ad avvalersi anche di detective privati per scovare il “furbetto” di turno. I giudici amministrativi sostengono «la legittimità del ricorso ad un’agenzia investigativa privata» per stanare gli abusi di un dipendente ufficialmente in congedo parentale.
A ricorre a investigatori esterni era stato il presidente di un’azienda partecipata per circa il 99 per cento dal Comune di Arco, in Trentino. I giudici contabili si sono espressi proprio su suo appello, visto che gli era stata addebitata la spesa per le indagini. Per la Seconda sezione giurisdizionale centrale d’appello della Corte deve infatti ritenersi che «l’urgenza» abbia indotto «ad utilizzare il mezzo che appariva attendibilmente più idoneo, anche per la prevedibile maggiore rapidità d’intervento, a disvelare il comportamento del dipendente sospettato di svolgere attività retribuita presso terzi nel periodo di congedo parentale».
«Tanto più – si legge nella sentenza – deve escludersi la gravità della colpa ove si consideri che la legittimità del ricorso ad un’agenzia investigativa privata, peraltro affermata anche dalla Sezione territoriale della Corte dei Conti che, sul punto, non ha aderito alla prospettazione accusatoria, era stata avallata da un consulente del lavoro che, appositamente interpellato sulle iniziative da intraprendere nei confronti del dipendente, aveva suggerito di accertare la veridicità delle ipotizzate violazioni contrattuali contattando, appunto, un’agenzia investigativa».
Inoltre, aggiungono i giudici contabili, «la legittimità del ricorso ad un’agenzia investigativa privata avrebbe attendibilmente condotto il giudice del lavoro a confermare la legittimità della sanzione disciplinare e, quindi, a condannare il dipendente infedele al risarcimento dell’intero danno cagionato alla società».
In altre parole la spesa sostenuta per pagare gli investigatori privati cadrebbe tutta sulle spalle del dipendente infedele, in questo caso per doppio lavoro.
Esulta Michele Franzè, presidente di Axerta, azienda del settore investigativo, che definisce la sentenza un «cambio di rotta»: «Storicamente – spiega Franzè – in caso di reato ad opera di dipendenti, la Pa si affidava, ove possibile, alle indagini delle forze di polizia ed evitava il ricorso alle compagnie private per il timore di poter incappare nei rilievi della Corte dei Conti per danno erariale dovuto al mancato impiego delle forze di polizia». Ma, evidenzia in una nota, «oggi ricorrere alle forze di polizia vuol dire distrarre la sicurezza pubblica da compiti prioritari, quali ad esempio la lotta al terrorismo».