“Contro il terrore niente bombe”: il buonismo di Renzi in mostra ad Harvard

Il premier Renzi dice all’Università di Harvard che la risposta al terrorismo non può stare solo nelle bombe, ma oggi al Summit per la Sicurezza Nucleare organizzato dal presidente americano Obama a Washington parteciperà ad una esercitazione, in cui i leader simuleranno la reazione ad un attacco atomico lanciato dagli estremisti contro una città. La dimostrazione di quanto sia complessa l’emergenza provocata dall’Isis. Parlando al Center for European Studies della prima università americana, Renzi ha detto che il recente attentato di Bruxelles è stato «un attacco all’idea stessa di Europa». I terroristi hanno capito che il continente «è in crisi, per la prima volta senza strategia e visione», e quindi lo aggrediscono per spingerci a cambiare la nostra vita.

«Se la risposta sono solo le bombe, perdiamo. Serve una reazione forte, ma politica».

La differenza rispetto all’11 settembre 2001 è che allora gli Usa furono aggrediti da una forza esterna, mentre i terroristi che ora colpiscono a nome dell’Isis «sono cresciuti in Europa». La cosa che ha colpito di più Renzi è stata sentire un amico di Salah Abdeslam che dal quartiere di Molenbeek ha detto: «Solo voi stranieri potevate pensare che sarebbe andato via da questa città, che è nostra». Chi sono gli stranieri? Noi europei? La risposta alla radicalizzazione di «cittadini europei», quindi, deve avere due aspetti: «Da una parte, sviluppo dell’intelligence e condivisione delle informazioni per fermarli; dall’altra, però, ad ogni euro investito in sicurezza deve corrisponderne uno investito in istruzione, cultura, sport, perché è il nostro modo di vita che i terroristi vogliono attaccare».

I governi poi «devono mostrare risultati concreti»

Il populismo che spazza l’Europa «non l’hanno creato i terroristi, ma la mancanza di occupazione ed opportunità per non vedere il futuro come una minaccia». D tema della risposta all’Isis sarà anche sul tavolo del vertice nucleare di oggi, ma con un angolo diverso. Il timore che i terroristi mettano le mani su armi o materiali atomici è cosi fondato, che gli organizzatori americani del summit inviteranno i leader a partecipare alla simulazione di un attacco. In sostanza faranno le prove, per vedere come reagirebbero ad un attentato nucleare contro un ambiente urbano. La collaborazione contro il terrorismo forse è l’aspetto del vertice che interessa di più all’Italia, meno coinvolta invece nella proliferazione.