Che faccia da fez! Gentiloni rivendica l’Impero: «Italia superpotenza»

Paolo Gentiloni forever. Lunga vita al nostro ministro degli Esteri. Lo confessiamo: Paolo Gentiloni ormai ci fa venire i brividi. Brividi di goduria e di orgoglio per una visione di grandezza che noi nostalgici non riuscimmo a vedere. Brividi di un’Italia superpotenza. Quasi un sogno. E pure inatteso. Perché Gentiloni mica è fascista! Eppure, come diceva il saggio, la verità può affiorare anche dalle labbra del tuo nemico. Così ci siamo infatuati del ministro degli Esteri. Anche perché, afferrrata l’idea di superpotenza, il buon Gentiloni non l’ha più lasciata andare. Se ne è appropriato in tutto e per tutto e non perde occasione per ritornarci a bomba. Segno evidente che gli piace. Che l’Italia superpotenza staziona nella sua mente. Cosicché, dopo aver definito la scorsa settimana l’Italia una superpotenza “culinaria”, eccolo il bis del titolare della Farnesina. L’occasione si è appalesata alla presentazione della commissione italiana per l’Unesco guidata da Franco Bernabè. Assiso in poltrona al centro della sala degli Arazzi del palazzo che in origine avrebbe dovuto ospitare la sede nazionale del Partito Fascista sua eccellenza Paolo Gentiloni, ministro degli affari Esteri della Repubblica Italiana,  ha chiarito che il nostro paese è “una superpotenza culturale”. E due. E siccome non c’è due senza tre, noi veteronostalgici di un tempo che non ci appartenne per motivi anagrafici stiamo adesso in religiosa attesa della prossima performance del nostro ministro. Tratteniamo il fiato e neppure osiamo sperare. Anche se, in realtà, quasi lo crediamo possibile. Crediamo che Paolo Gentiloni possa, a breve, dichiarare l’Italia  superpotenza politica e militare. E intimare a quei miserabili indiani la immediata restituzione del Marò ancora assente; e obbligare il generale al-Sisi a consegnarsi legato mai e piedi quale autore confesso dell’omicidio del povero Regeni. Infine, l’affondo: al suono di “Tripoli bel sul d’Amore”  il nostro Gentiloni lo immaginiamo alla testa delle truppe italiane che sbarcano in Libia per pacificarne le riottose tribù, su mandato internazionale. Seppur senza l’orbace, sarebbe comunque un bel vedere.