Caso Guidi: i giudici vogliono sentire la Boschi, ma Renzi la difende

Dopo Federica Guidi ora è la ministra Maria Elena Boschi al centro della tempesta. Con le opposizioni scatenate contro di lei e i pm che lasciano filtrare l’intenzione di convocarla in procura. Tanto che il premier, per difenderla, passa al contrattacco. All’unisono Renzi e Boschi rivendicano la concessione del progetto «Tempa Rossa». Nonostante «le telefonate inopportune» di Federica Guidi al fidanzato che l’abbiano costretta alle dimissioni. Per il premier erano inopportune, come quelle del ministro della Giustizia Cancellieri (governo Letta): allora vennero chieste da Renzi le dimissioni ma non ci furono. Ora «l’Italia non è più quella di una volta: se prima non ci si dimetteva, ora ci si dimette», si legge su “La Stampa“.

«Noi siamo un governo diverso dal passato». Va all’attacco Renzi

La strategia del premier è chiara: evitare che cresca nell’opinione pubblica l’attenzione sul referendum anti-trivelle, l’avversione contro i petrolieri, consentendo alla consultazione popolare di raggiungere il quorum. Vincerebbe il Si. Sarebbe il viatico negativo alle amministrative e, ancora peggio, al referendum sulla riforma costituzionale d’autunno. Una strategia per evitare che il caso Guidi si trasformi in quello Boschi. Non è un caso che ieri Renzi l’abbia difesa con forza. «La firma dell’emendamento da parte del ministro Boschi è un atto dovuto. L’emendamento è favorevole a un progetto del governo che avevo io stesso annunciato».

Guidi ha sbagliato ed è giusto che paghi. Renzi: «Con noi la musica è cambiata».

E tanto per far capire di cosa si stia parlando, il premier ha ricordato che «Tempa Rossa» produce posti di lavoro, «è una cosa sacrosanta aver consentito a delle persone di venire in Italia e fare degli investimenti: io lavoro perché si creino posti di lavoro». Stesse identiche parole quelle usate dalla Boschi: «Rifirmerei domattina quell’emendamento». Renzi risponde colpo su colpo, non vuole dare il minimo spazio ai 5 Stelle. Anzi sfida gli oppositori a presentare il prima possibile la mozione di sfiducia al governo. «Grillo non si può permettere di insultare il Pd, perché i nostri iscritti e militanti non sono un bersaglio su cui tirare», dice il vicesegretario Serracchiani.