Casaleggio, la sconfitta delle sue tesi nelle celebrazioni della sua scomparsa

La morte di Gianroberto Casaleggio coincide con la sconfitta della tesi alla base del suo successo. Sconfitta politica. Fatto nuovo e imprevedibile. Perchè solo in guerra, e non sempre, la morte è coincisa con la sconfitta politica e militare. Al netto dell’ipocrisia e della retorica, la scomparsa del cofondatore del M5S, ha reso evidente a tutti una verità. Dura da digerire per i pentastellati. E pure da spiegare. Ma assoluta, incontrovertibile verità. Lo slogan inventato prorio da Casaleggio “Uno vale Uno” è una balla. Una bugia per allocchi. Una chimera buona per quelli che la vita l’hanno subita o che dalla vita sono stati feriti. Una frottola. “Uno vale Uno” è stato un grimaldello lessicale preso a prestito dalla pattumiera delle ideologie del novecento. Grimaldello usato da lui e da Beppe Grillo per convincere e coinvolgere quegli strati di società italiana delusi, indolenti o arrabbiati. Con la celebrazione della scomparsa di Casaleggio a reti unificate, con l’interminabile sequela di omaggi, testimonianze e servizi che ne sono scaturiti, sullo slogan “Uno vale Uno” è stata messa una bella pietra tombale. Ma quando mai? Ma come potranno più, Grillo e i giovanotti bella presenza e incerta speranza, selezionati dal blog di Casaleggio, continuare a sostenere una castoneria simile? A chi potranno mai darla ancora a bere che “Uno vale Uno” quando proprio la clamorosa ribalta per la scomparsa del loro leader, della testa pensante del Movimento, è stata la più chiara dimostrazione che, al contrario di quanto da loro predicato, ognuno vale per ciò che è o per ciò che fa o per ciò che rappresenta. Finalmente, ci viene da pensare. E, magari, finalmente anche i Cinquestelle, potranno affrancarsi dalla propaganda. Perché nessuno di noi è uguale all’altro. E la scomparsa di Gianroberto Casaleggio ne è stata l’ennesima conferma. Riposi in pace.