Brunetta: «Renzi promette 80 euro ai pensionati? È un venditore di tappeti»

Sulla proposta di 80 euro ai pensionati, «Renzi si comporta come un venditore di tappeti». Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a “La telefonata di Maurizio Belpietro”, su Canale 5.  Il premier è «in enorme difficoltà rispetto alla vicenda lucana, il petrolio, le dimissioni della Guidi, i problemi della Boschi, la magistratura, in gravissima crisi col suo governo» quindi, «tira fuori un’arma di distrazione di massa e usa in maniera strumentale, inaccettabile, la categoria forse più debole della società: i pensionati al minimo».

Brunetta su Renzi: “Ha fallito su tutti i fronti”

«Io dico evviva, dia pure questi 80 euro in più a circa 2 milioni di pensionati, non posso che dire evviva – premette Brunetta – Ma è una promessa improvvisata, non ci sono i soldi, e usata strumentalmente per parlare d’altro». Rispetto alle cose che ha detto avrebbe fatto, dall’uscita dalla crisi alle tasse, Renzi «sta mettendo la polvere sotto al tappeto». Secondo il presidente dei deputati di Forza Italia, «il Paese non cresce, siamo in deflazione, siamo in recessione, siamo gli ultimi in Europa, i consumi non sono ripartiti, il reddito non è ripartito, e questo 2016 sarà probabilmente un anno di totale crisi: deflazione e recessione». Anche sul fronte lavoro, il jobs act («Il Flop Act, come lo chiamo io») «ha peggiorato la situazione. Dopo aver drogato per un anno il mercato del lavoro, appena è stata tagliata della metà l’incentivazione ai datori di lavoro, nel senso della decontribuzione, l’occupazione è diminuita, e il mercato del lavoro sembra nuovamente precipitare nella crisi». «Basta vedere i numeri stessi che Padoan propone. Sono degli imbroglioni, dei venditori di tappeti. Nei documenti ufficiali – conclude il capogruppo forzista – dicono che la spesa pubblica non è stata tagliata di un euro e i soldi erogati, gli 80 euro, i 500 euro, tutto quello che è stato erogato è stato fatto in deficit, che Renzi chiama gioiosamente flessibilità, ma in realtà sono debiti».