Uno bianca, la Cassazione respinge la richiesta di sconto pena di Fabio Savi

La Cassazione ha respinto il ricorso con il quale i difensori di Fabio Savi, uno dei leader della banda della Uno Bianca condannato all’ergastolo, chiedevano la commutazione del carcere a vita in 30 anni di reclusione. I supremi giudici hanno “rigettato” l’istanza di Savi e lo hanno condannato al pagamento delle spese processuali. I suoi avvocati avevano chiesto, in sostanza, il riconoscimento del diritto di usufruire, a posteriori, del rito abbreviato, rifacendosi alla sentenza “Scoppola” della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La stessa richiesta era già stata respinta nel dicembre 2014 dalla corte d’assise di Bologna. Savi è stato condannato per omicidio e altri reati ed è detenuto nel supercarcere di Spoleto.
«Siamo molto contenti, la giustizia questa volta ha lavorato bene. Avevamo il timore che gli concedessero qualcosa». E’ il commento di Rosanna Zecchi presidente dell’Associazione familiari delle vittime della Banda della Uno Bianca, alla decisione della Cassazione che ha rigettato il ricorso di Fabio Savi per la commutazione dell’ergastolo in 30 anni di reclusione. Ai killer, secondo Zecchi, «non deve essere concesso nulla, sono stati degli assassini, cattivi. Non sono esseri umani, non possono vivere civilmente e stanno bene in carcere».