Beve acqua minerale in un bar gestito da cinesi a Roma: è in pericolo di vita

Un uomo di 57 anni è stato soccorso in gravi condizioni a Roma dopo aver bevuto acqua da una bottiglietta acquistata poco prima in un bar. È accaduto in mattinata nella zona di Torpignattara. Secondo quanto si è appreso, l’uomo è stato trasportato in codice rosso all’ospedale Pertini ed avrebbe ustioni a stomaco ed esofago. Prima di svenire, ha raccontato ai soccorritori che il bar era gestito da cinesi.  Sulla vicenda sono in corso indagini della polizia che ha sequestrato la bottiglia di acqua minerale.  I precedenti di avvelenamenti da acqua minerale contaminata sono rarissimi ma eclatanti.

Acqua minerale con acido: il precedente della giornalista Rai

Nel gennaio del 2015 in provincia di Imperia, una ragazza di 23 anni residente a Diano Marina è rimasta intossicata e ustionata per aver ingerito della soda caustica in un bar, sostanza che le sarebbe stata versata per errore al posto di un bicchiere di acqua minerale. La ragazza ha riportato diverse ustioni nel tratto compreso tra la bocca e lo stomaco. Il caso più eclatante risale al 2003, quando la giornalista della Rai Mariella Milani rimane avvelenata in in un noto bar della spiaggia romana di Fregene. Per errore le viene servito il liquido che serve per il lavaggio dei bicchieri nella lavastoviglie. La giornalista viene ricoverata all’Aurelia Hospital con una grave forma d’intossicazione. La donna ha chiesto all’inserviente di poter bere dell’acqua minerale: appena ingerita, ha cominciato ad urlare dal dolore, tra lo sconcerto generale.

Acqua minerale al veleno e quella legge mai approvata

Contro il rischio avvelenamento, nel 2004 è stata anche presentata una proposta di legge (mai approvata) firmata da 29 parlamentari di tutti i gruppi che prevede, tra l’altro, fino a 15 anni di carcere per il barista che serve per sbaglio candeggina o altre sostanze tossiche provocando guai seri al cliente rischia e l’ergastolo se il cliente muore. Per i mercati si prevede invece la “varechina colored”, l’obbligo cioè per i produttori a colorare tutte le sostanze liquide ”caustiche, irritanti, corrosive e velenose” per le quali i contenitori dovranno essere al massimo di un litro per evitare travasi. Una proposta di legge che, alla luce dei fatti di cronaca come questo, potrebbe essere recuperata e presa in considerazione.