Attentato dell’Isis nel Sinai: 18 militari coinvolti fra morti e feriti

Il boato. Il fumo. Il panico. La morte. Lo strazio. Al momento sarebbero almeno 18 i militari coinvolti – tra morti e feriti – nell’esplosione avvenuta poche ore fa nel Sinai settentrionale per mano della branca egiziana dell’Isis. Gli ordigni sono stati innescati al passaggio di mezzi e di truppe dell’esercito.

Attentato dell’Isis nel Sinai: 18 militari fra morti e feriti

Sono ore di caos in Egitto: al momento, in assenza di comunicati dell’esercito, una fonte della sicurezza locale ha riferito che in «quattro esplosioni simultanee», avvenute la notte scorsa, sarebbero morti sei militari egiziani (un ufficiale e cinque reclute), mentre altri 12 sarebbero rimasti feriti. La fonte ha precisato che gli ordigni erano stati piazzati lungo un’autostrada che passa per Sheikh Zuweid, e da subito è partita – e sarebbe tuttora in corso – una serrata caccia ai terroristi islamici. Nel frattempo l’Isis, in una rivendicazione diffusa su Internet, ha sostenuto di aver ucciso «più di 18 militari» facendo esplodere ben «cinque ordigni».

La rivendicazione su Internet

La rivendicazione dell’Isis contiene dettagli e riscontri effettivi dell’agguato terroristico: e allora, per esempio, indica i luoghi, tra cui il «sud-ovest di Sheikh Zuweid», e sostiene che sono stati colpiti due mezzi «dell’esercito apostata»: uno «di sminamento», e una seconda «vettura blindata», che hanno preso fuoco, e i cui «occupanti sono tutti morti». Nel Sinai settentrionale una guerriglia condotta dalla branca egiziana dell’Isis negli ultimi tre anni ha causato centinaia di morti (cifre complessive attendibili sono di difficile reperibilità, ma si sono avuti attacchi anche con una trentina di militari uccisi).

Kerry a Baghdad per discutere di lotta all’Isis

Intanto, mentre nella trincea egiziana la guerriglia dei teorristi mette a segno l’ultimo attentato a danno dell’esercito, il segretario di Stato americano, John Kerry, continua il lavoro attivo sul fronte diplomatico: obiettivo immediato, la riconquista definitiva di Mosul. Kerry è arrivato in queste ore a Baghdad per una visita non annunciata precedentemente, durante la quale discuterà con le autorità irachene la continuazione della guerra all’Isis, in particolare in vista di una offensiva mirata a strappare allo Stato islamico la roccaforte di Mosul. Kerry, arrivato dal Bahrain, incontrerà tra gli altri il primo ministro Haidar al Abadi, sotto pressione nelle ultime settimane anche da parte del movimento degli sciiti radicali di Moqtada al Sadr, che chiedono un rimpasto di governo. La visita avviene il giorno dopo che le truppe governative hanno strappato all’Isis la città di Hit, dall’importante valore strategico, nella provincia occidentale di Al Anbar. E però, putroppo, ora anche a ridosso del terribile attentato dinamitardo nel Sinai.