Affittopoli nella Reggia di Caserta: alloggi “regalati” a 3 euro al mese

Tre euro al mese di affitto per alloggiare nella Reggia di Caserta. Affittopoli si abbatte sul complesso monumentale vanvitelliano, già al centro di scandali per la malagestione da parte della Sovrintendenza. Questa volta si tratta dell’occupazione di alloggi interni alla Reggia da parte di familiari o ex dipendenti della Sopritendenza a canoni irrisori.

Scandalo affitti nella Reggia di Caserta

Nel mirino della Corte dei Conti della Campania finiscono il soprintendente pro-tempore di Caserta, Paola Raffaella David, e 3 dirigenti dell‘Agenzia Demanio della Campania, ai quali sono stati recapitati inviti a dedurre. L’inchiesta, svolta dal Nucleo di polizia tributaria di Caserta, ha fatto emergere che le amministrazioni pubbliche coinvolte, Demanio e Soprintendenza, nel corso degli anni hanno, non solo subito e tollerato la permanenza “sine titulo” in 15 alloggi della Reggia di Caserta di ex dipendenti o di loro parenti, ma «soprattutto,  permesso agli stessi di corrispondere un importo mensile ridicolo, nettamente inferiore al reale valore di mercato delle locazioni di unità immobiliari con medesime caratteristiche logistico-strutturali».

Acqua gratis per i privilegiati

Per gli alloggi di grandissimo pregio (all’interno del complesso monumentale inserito nella “World Heritage List” dell’Unesco) i 15 inquilini pagavano canoni mensili compresi tra un minimo di 3 euro e un massimo di 145 euro. Le Fiamme Gialle hanno anche appurato che i consumi idrici dei alloggi nella Reggia di Caserta sono sempre stati totalmente a carico della Soprintendenza che, avendo la gestione di alcuni sistemi per il sollevamento e la potabilizzazione della risorsa idropotabile, non ha mai richiesto ai privati occupanti gli alloggi alcuna somma. Significativa», secondo gli investigatori, è la condizione di vantaggio degli occupanti gli alloggi, che, oltre a usufruire di parcheggi in spazi interni alla Reggia di Caserta, hanno anche la possibilità di accesso e utilizzo di tutte le aree del Parco. Conti alla mano la malagestione avrebbe procurato allo Stato  un danno erariale di 1,2 milioni di euro.