43 anni fa il rogo di Primavalle: una strage rimasta impunita

Con la visita del vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri all’Associazione Fratelli Mattei si è conclusa la giornata dedicata al ricordo della strage di Primavalle, avvenuta 43 anni fa, ma sempre viva nella memoria di tutti. È il 16 aprile 1973. Stefano e Virgilio Mattei, rispettivamente di 10 e 22 anni, rimangono bruciati vivi nell’incendio appiccato da tre estremisti di Potere Operaio a casa di Mario Mattei, all’epoca segretario della sezione MSI di Primavalle. Scamparono alla strage, oltre a Mattei e la moglie, i figli Antonella, Lucia, Silvia e Giampaolo. I responsabili sono stati individuati in Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo, condannati a 18 anni di reclusione per i reati di omicidio preterintenzionale e incendio colposo. Nella sentenza i giudici hanno scritto che i tre di Potere Operaio non avevano avuto l’intenzione di uccidere, ma solo «di danneggiare e distruggere le cose e in tal modo di intimidire, spaventare, terrorizzare e colpire l’avversario politico». La sentenza è passata in giudicato il 13 ottobre 1987. Tuttavia, dal 2005 pende presso la procura di Roma un procedimento sui complici e i mandanti dell’attentato che rischia l’archiviazione. Il 15 gennaio 2010 il pubblico ministero Luca Tescaroli ha infatti notificato alle parti offese la richiesta di archiviazione. Una ricorrenza che continua a rimanere una ferita aperta per ognuno di noi, come ha ricordato la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: «Rogo Primavalle: 43 anni dopo il ricordo è vivo. Un pensiero a Stefano e Virgilio Mattei vittime innocenti dell’odio ideologico e della giustizia italiana».

L’iter processuale della strage di Primavalle: il processo beffa

La lunga storia del processo Mattei è un’odissea fatta di menzogne, ritardi e depistaggi. Il processo di primo grado per il rogo di Primavalle iniziò il 24 febbraio 1975, con Achille Lollo in arresto e Manlio Grillo e Marino Clavo latitanti. Si concluse con l’assoluzione per insufficienza di prove. In secondo grado, invece, i tre imputati furono condannati a 18 anni di carcere per incendio doloso e duplice omicidio colposo, ma tutti e tre risultarono latitanti. Solo dopo che, nel 2005, la pena è stata dichiarata estinta per intervenuta prescrizione, Lollo è tornato in Italia e ha ammesso alcune delle responsabilità sue e di altri compagni. Ammissioni che sono servite alla famiglia per chiedere il risarcimento danni. Nella sentenza il giudice ha dichiarato estinta la domanda degli altri tre fratelli, considerato che, pur avendo inziato nel 2006 la causa insieme alla madre, a differenza di Antonella, hanno abbandonato il giudizio.