25 aprile, i partigiani litigano tra loro e Salvini attacca Mattarella

A dispetto della tronfia retorica del 25 Aprile a cui ha dato fiato il premier Renzi – il Capo dello Stato saggiamente ha spostato il tiro parlando d’altro – questa data si dimostra una volta di più divisiva non solo tra italiani ma anche all’interno della sinistra stessa. Il collante antifascista si sta seccando, questa data, ultima scialuppa di salvataggio per una sinistra in totale disarmo si è frantumata ancora di più nelle faide interne tra gli stessi compagni, ancora divisi tra chi vuole ottenere la  “goldenshare” sulla Resistenza. Una data delle discordie, divisiva, una festa “contr”o: Milano, Roma, Corsico, Portoferraio, solo alcuni dei luoghi dove si è avuta la prova che forse è proprio vero, il 25 aprile andrebbe abolito.

Polemiche e divisioni a Roma. L’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) certo non ha mancato di sfilare dal Colosseo a Porta San Paolo, ma anche quest’anno era  assente la Brigata Ebraica e l’Associazione nazionale ex deportati nei campi di sterminio (Aned). Per protesta – hanno spiegato – contro la presenza nel corteo di centri sociali e associazioni filo-palestinesi, considerate anti-israeliane se non antisemite. Lo scorso anno il corteo ufficiale venne annullato. Nel 2014 filo palestinesi e giovani della Comunità ebraica vennero alle mani. “In questa città è venuta a mancare la possibilità di celebrare la festa del 25 aprile nei modi e nelle forme che questo anniversario meriterebbe”, ha scritto la Comunità in una nota.

Milano, partigiani contro

Ma il caso più clamoroso accade alla Scala di Milano, dove la dedica di una sala all’Anpi da parte del soprintendente suscita le ire funeste di altri partigiani. Lo riporta il Giornale. “Un «affezionato scaligero» milanese, Carlo Guidi,  ha firmato una lettera aperta al sovrintendente del Teatro alla Scala, Alexander Pereira, per esprimere il suo dissenso (e sembra di capire di molti altri frequentatori del Piermarini). Un atto offensivo, dice chiaro e tondo. “Avere concesso all’Anpi, l’autorizzazione ad aprire all’interno del teatro una sezione «che si prefigge di promuovere e tutelare i valori della Costituzione». Di per sé, obiettivo nobilissimo. Ma – si chiede il firmatario della lettera, «nipote di partigiano e ugualmente nipote di un combattente della Repubblica sociale» – perché non limitarsi a un richiamo alla Resistenza da parte del Teatro alla Scala (dedicare per esempio una sala a un grande partigiano o promuovere un concerto per l’anniversario della Liberazione) e invece arrivare a coinvolgere l’istituzione scaligera in un sodalizio con un’associazione «che non rappresenta affatto tutti i partigiani d’Italia, ma solo una parte?», riporta nell’articolo Luigi Mascheoni. Si spiega ancora meglio: «Da sempre l’Anpi è stata la succursale partitica del mito della Resistenza, ovvero quanto di più lontano dalla Liberazione: l’ha trasformata in un valore di partito e non di tutti gli italiani». «Trovo assai grave – è la conclusione della lettera- che un’associazione come l’Anpi, ancora purtroppo non del tutto scevra da logiche di partito e di contrapposizione ideologica, abbia messo un piede nel tempio sacro della musica milanese».

Niente “Bella ciao”

Altra polemica a Corsico.  L’amministrazione comunale che è nella mani della Lega inizialmente non avrebbe voluto dare la parola all’Anpi, per evitare “l’eccesso di retorica resistenziale”. Poi è tornato a più miti consigli e  ha infatti scritto una lettera al presidente del corpo musicale chiedendo che alla cerimonia fossero eseguiti “esclusivamente” La leggenda del Piave, Valsesia, La ritirata, 33, Sventola il tricolore, la bandiera dei tre colori, inni unificanti e non divisivi. Quindi non Bella ciao. Il Pd cittadino ha promesso che la canterà ugualmente. Bel clima si respirerà, visto che si preparano a una contromanifestazione.

Niente 25 aprile a Portoferraio

Diverso il caso di Portoferraio, dove per la prima volta dopo tantissimi anni il Comune ha deciso di non organizzare alcuna manifestazione ufficiale per il 25 aprile, un giorno che per una città rosso fuoco come Portoferraio ha sempre avuto un valore particolare. Eppure il 2016 passerà alla storia come l’anno in cui l’amministrazione di Portoferraio si limiterà a presenziare alla cerimonia organizzata altrove, a Campo nell’Elba, inviando il gonfalone del Comune e il comandante della polizia municipale per rappresentanza. Lo aveva anticipato il Tirreno. Quante storie, spiega il sindaco Mario Ferrari che prova a spegnere le polemiche. «Non è vero che non facciamo niente – racconta – saremo presenti alla cerimonia di Campo con il nostro gonfalone. Si parla tanto di unioni dei Comuni, non vedo la necessità di fare polemica se per una volta festeggiamo la ricorrenza in un altro paese, è un modo di celebrare il 25 aprile anche con gli altri Comuni. ». Ma la spiegazione fornita dal sindaco non si limita a questo. «Gli stessi che protestano oggi non hanno sottolineato l’impegno del Comune quando, per la prima volta, abbiamo commemorato il 19 marzo con una cerimonia religiosa i cittadini morti sotto le bombe degli Alleati – spiega Ferrari, che poi ricorda la celebrazione dello scorso anno – E non dimentico come l’anno passato il mio discorso fu criticato perché non feci riferimento ai partigiani e alla Resistenza, quando le stesse associazioni partigiane furono le prime a saltare la cerimonia». Parole che stanno facendo infuriare gli antifascisti in servizio permanente effettivo. Anche qui, un 25 aprile pieno di veleni.

Salvini: “Ipocriti”

Intanto non manca la polemica politica. E’ Matteo Salvini che va all’attacco di chi si ammanta di retorica. La parola Liberazione non ha senso. “Renzi, Boldrini e Mattarella in piazza per il 25 aprile. Ipocriti. Sfruttando il sacrificio di chi diede la vita per cacciare dall’Italia l’occupante straniero nel nome della Libertà, oggi sono complici e finanziatori di una nuova e violenta occupazione straniera, servi di una Unione Europea che ci sta rubando lavoro, diritti, sicurezza e speranza nel futuro”, tuona  su Facebook il segretario della Lega Nord.