Il web festeggia: «Morto l’aggressore del tassista». E scoppia la polemica

A detta di Isauro Zarantonello, il tassista quasi settantenne aggredito a martellate dal tossicodipendente Carlo Bellotti, «quell’uomo era salito con l’intento di ammazzarmi, fortuna ha voluto che sono riuscito a bloccarlo e disarmarlo, mi sento un miracolato». Un “miracolato” che comunque, a seguito dell’aggressione, è finito al pronto soccorso con un taglio di 10 centimetri alla testa, medicato con 9 punti di sutura. E poteva andare decisamente molto peggio. E molto peggio, invece, si è chiuso il caso dell’aggressore del tassista, morto – al momento sembra durante il sonno notturno per cause naturali – in cella alla Dozza, dove era stato condotto in attesa di giudizio. Una fine, quella di Bellotti, che però non placa le polemiche, scatenatesi soprattutto sul web in seguito alle reazioni di sollievo postate in Rete alla notizia della morte dell’uomo.

Morto l’aggressore del tassista: il web esulta. E scoppia la polemica

Le parole sono dure, il “brindisi” alla morte fa discutere. «Sono affermazioni molto crude, la maggioranza certamente sopra le righe. Però sono sentimenti che molte persone provano e quindi devono fare riflettere e forse, ancora una volta, mostrano il forte disagio ed il senso di abbandono che le vittime di reati violenti, purtroppo, troppo spesso percepiscono». Il procuratore aggiunto di Bologna, Valter Giovannini, coordinatore “criminalità comune” e “fasce deboli”, gruppi che lo portano a frequente contatto con vittime di reati, risponde così a una domanda sui tanti commenti apparsi su Facebook dopo la morte in carcere di Carlo Bellotti, il ferrarese di 54 anni che aveva aggredito con un martello frangivetro un tassista di 67 anni, Isauro Zarantonello. Non solo: come riportato dalla stampa locale, la stessa vittima ha scritto: «Ho appena appreso da Studio Aperto che il mio aggressore è misteriosamente morto in carcere. È un bene, perché così non può più nuocere a nessuno». Un post a cui sono seguiti commenti di persone che si sono rallegrate della morte dell’arrestato.

La morte dell’aggressore del tassista sembra escludere cause violente

Se gli esami sul cadavere e gli accertamenti della scientifica dovessero escludere – come sembra dalle prime indiscrezioni filtrate sul caso – cause sospette, Bellotti, tossicodipendente, si sarebbe spento allora più serenamente di come ha vissuto. Giunto in carcere alla Dozza, l’uomo aveva di prassi incontrato uno psicologo, che l’aveva avviato al trattamento con metadone, trovandolo per il resto in condizioni normali. Così, alle 22 è andato a coricarsi, sulla parte alta di un letto a castello in una cella che divideva con due detenuti stranieri, dove intorno alle 3.30 è stato regolarmente osservato dormire dagli agenti di custodia nel giro di servizio ordinario. La mattina, dopo le 7, i compagni di cella si sono accorti che qualcosa non andava e, dopo aver allertato i soccorsi, è intervenuta l’infermeria del carcere. Alla Dozza si sono recati il magistrato di turno Michele Martorelli e il medico legale Zeva Borin, che ha fatto risalire la morte tra le 5 e le 6 del mattino, escludendo – a un primo esame – cause violente. Il caso giuridico si chiude, ma le polemiche sul web non accennano ad attenuarsi…