Trump costretto dagli studenti a interrompere il comizio. Come in Italia…

Come spesso accade in Italia, per opera dei collettivi studenteschi di sinistra (vedi i recenti assalti a Salvini o i boicottaggi al professor Panebianco) anche negli Usa va in scena l’intolleranza spacciata per democrazia. Per la prima volta dall’inizio della campagna elettorale presidenziale, il candidato repubblicano Donald Trump è stato costretto a cancellare un raduno a Chicago, rinviandolo ad altra data, per motivi di sicurezza, dopo che molti suoi contestatori erano entrati nell’arena dove era atteso per un comizio. L’annuncio dell’annullamento del comizio è stato accolto con rumorose grida di gioia dai contestatori. «Abbiamo fermato Trump. Abbiamo fermato Trump», hanno gridato. «Razzisti, tornatevene a casa», hanno scandito verso i sostenitori del magnate, che hanno replicato: «Vogliamo Trump, vogliamo Trump».  In precedenza decine di dipendenti dell’Università dell’Illinois, dove era previsto l’evento, avevano chiesto all’amministrazione dell’ateneo di cancellarlo nel timore che potesse creare «un clima ostile e fisicamente pericoloso» per gli studenti. Due ufficiali di polizia feriti e cinque persone arrestate rappresentano il bilancio degli incidenti al comizio.  Uno degli agenti è stato colpito alla testa con una bottiglia. Secondo la Nbc che cita il Chicago Fire Department i feriti sarebbero in tutto sei, di cui tre con ferite di entità minore.

Trump, contestazioni anche a St. Luis

Contestazioni non solo a Chicago. La polizia di St. Louis ha arrestato 31 persone accusandole di disturbo della quiete pubblica, e una accusata di aggressione di terzo grado, durante le contestazioni che hanno accompagnato un comizio di Trump a St. Louis, nel Missouri. Facendo fronte alle critiche per il clima violento che ha finito per contraddistinguere i comizi del candidato repubblicano, con frequenti scontri tra sostenitori e avversari, Trump ha continuato a schernire chi interrompeva il suo discorso alla Peabody Opera House promettendo che la polizia e il servizio d’ordine si sarebbero comportati con moderazione nei loro confronti, allontanandoli pacificamente. «A loro è permesso interromperci orribilmente e noi dobbiamo essere molto pacati – ha detto Trump – Loro possono spingere e picchiare, ma se noi gli rispondiamo è terribile, vero?». E ancora: «Tornate a casa da mamma» e «andate a cercarvi un lavoro». I manifestanti sembravano essersi allontanati senza incidenti. Più tardi però la polizia ha dato notizia dei 31 arresti.

La marcia verso la conquista della Florida

Donald Trump, nonostante tutto, marcia verso la conquista della Florida. E lo fa a suo modo, lanciando tre promesse che suonano come le ennesime provocazioni: stop alla carte verde per gli stranieri perché danneggia i lavoratori americani; stop ai musulmani che “odiano” gli Stati Uniti e l’intero Occidente; invio di 20-30 mila soldati in Medio Oriente per schiacciare definitivamente l’Isis in una sorta di guerra lampo. Stavolta a contrastarlo, nell’ultimo dibattito televisivo prima del voto di martedì 15 marzo, non c’era praticamente nessuno: niente insulti sul palco della università di Miami, niente eccessi verbali, niente attacchi personali. A regnare e’ stato il politicamente corretto, forse per rispondere a chi ha accusato la compagine del Grand Old Party (Gop) di portare avanti una campagna elettorale volgare e dai toni violenti. Un confronto così pacato tra Donald Trump e i suoi avversari non si era mai visto, a tratti soporifero. Tanto che sui social media qualche commentatore politico si e’ chiesto ironicamente cosa avessero messo nell’acqua. Lo stesso tycoon, riscopertosi ‘buono’ e capace di assumere un piglio decisamente più presidenziale, si e’ meravigliato di tanta civiltà. Difficile dunque che tale appuntamento possa cambiare gli equilibri e le sorti del nuovo ‘Super Tuesday’. Una tornata delle primarie repubblicane che può rivelarsi decisiva per la nomination.